Cividin, società fiduciarie dietro l’evasione fiscale

Una firma, un boomerang. Non ha versato al fisco due milioni e mezzo di euro Donatello Cividin, l’imprenditore indagato della Procura della Repubblica per evasione fiscale. Paradossalmente si è inguaiato da solo, firmando il 4 agosto 2006 un documento che ora lo accusa.
Lo dicono gli investigatori della Guardia di finanza che hanno trovato tra le carte acquisite all’inchiesta una dichiarazione conservata in cassaforte in cui lo stesso Donatello Cividin sostiene, nel ruolo di amministratore della Cividin spa, di avere la disponibilità indiretta, anche tramite mandato fiduciario, delle quote rappresentate dell’intero capitale della “Effe a.t.- Principato di Parrano srl”. La “Effe a.t.- Finanziaria agrituristica termale” era in possesso della totalità delle quote della srl che controllava la tenuta e il castello, poi ceduti in due tranche nel 2006. L’operazione su cui si è fissata l’attenzione degli inquirenti e del fisco è la seconda dal momento che l’intero complesso è stato ceduto per 14 milioni e 995 mila euro. Su quattro milioni, dice l’inchiesta, non sono state pagate le imposte.
Il documento scoperto dai finanzieri ha avuto anche il potere, secondo il pm Federico Frezza che dirige l’indagine ancora in pieno svolgimento, di sollevare lo schermo costituito dalle società fiduciarie che avrebbero dovuto nascondere al fisco chi era l’effettivo proprietario del castello e delle tenute del Principato di Parrano. Ecco lo schema.
Il 47 per cento delle quote erano intestate fiduciariamente alla “San Paolo” dai primi giorni dell’agosto 2006. Nella stessa data il 5 per cento delle quote erano state intestate state intestate alla “Compagnia Fiduciaria Nazionale spa”. Il restante 48 per cento erano invece intestate fiduciariamente alla “San Paolo fiduciaria spa” per conto della “Blom Holding Bv” riconducibile, secondo l’accusa, alla Cividin spa, la nota impresa di costruzioni triestina.
Fin qui tutto chiaro. Certo è che questo ultimo 48 per cento delle quote, o meglio la plusvalenza realizzata attraverso la vendita della “Effe a.t.” - per 7 milioni e 797 mila euro - non era stata dichiarata nei documenti fiscali. Più di quattro milioni di euro erano così sfuggiti al fisco con una evasione delle imposte che raggiunge quota due milioni e 400 mila euro. Questa situazione è emersa nel corso del processo civile che contrappone Donatello Cividin e sua sorella Elisabetta, alle figlie di primo letto di Mario Cividin, l’imprenditore deceduto quattro anni fa. A Donatello ed Elisabetta le sorelle contestano una suddivisione non proporzionale dell’eredità milionaria e sono ricorse al giudice, facendo emergere tutti “gli altarini” o presunti tali.
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