Colf a sbafo, avvocato verso il processo

L’accusa pesante, ma anche imbarazzante, è quella di aver utilizzato la colf di un anziano del quale era tutore per farle fare le pulizie nella sua abitazione di città e in quella delle vacanze. Non un solo e unico casuale episodio, ma secondo le indagini molti anni di servizio completo. L’accusa è poi anche quella di aver organizzato in una bellissima villa disabitata affacciata sul Golfo, di proprietà dell’anziano che si era trasferito in una struttura protetta, varie feste, tra cui quella di compleanno della figlia.
Nei guai è finita così l’avvocato Aura Fonda, titolare di un importante studio legale in città. Il pm Lucia Baldovin ne ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato e false rendicontazioni. Questo perché l’anziano al centro di questa vicenda era seguito dal giudice tutelare, il quale in precedenza aveva appunto nominato l’avvocato Fonda come tutore. Un ruolo dunque di incaricato di pubblico servizio.
L’udienza davanti al gip Luigi Dainotti è stata fissata per il 9 dicembre. Fonda è difesa dai colleghi Riccardo Seibold e Guido Fabbretti: hanno annunciato che in quella circostanza presenteranno i risultati delle indagini difensive. «Confido - ha dichiarato Fabbretti - che il procedimento avrà il suo debito corso e le sue giuste conclusioni con il proscioglimento dell’avvocato Fonda da ogni imputazione».
L’indagine si è avviata - in silenzio e riservatezza - il 23 dicembre dello scorso anno, quando l’allora giudice tutelare Roberta Bardelle ha segnalato alla Procura alcuni strani elementi emersi nel procedimento relativo all’anziano, il cui tutore era appunto l’avvocato Fonda.
La colf assunta per le pulizie nella villa dell’anziano, che si trova in via Romagna, aveva riferito così al giudice di aver effettuato per molti anni, pare addirittura sei, la sua prestazione lavorativa nell’abitazione dell’avvocato Fonda a spese della tutela, vale a dire, dell’amministratore dell’anziano. La colf aveva anche detto al giudice che l’incarico di pulire l’abitazione dell’avvocato Fonda le era stato dato dallo stesso legale in quanto la villa dell’anziano era disabitata. Secondo le indagini puliva la casa dell’avvocato e riceveva lo stipendio dal tutore. Pare che la questione sia esplosa, comprensibilmente, nel corso di una discussione al termine della quale la colf poi si è trasferita, come effettiva sede di lavoro, nella casa dell’anziano.
Nel corso degli interrogatori la colf ha via via fornito agli investigatori nuovi particolari riferendo anche che aveva prestato la sua attività nel corso di una ristrutturazione della casa dell’avvocato Fonda e anche di aver svolto le pulizie nella sua casa delle vacanze a Grado.
Non solo. Dalle indagini è emerso pure che l’avvocato Fonda avrebbe utilizzato la villa dell’anziano, per la quale era stata anche acquistata una cucina nuova, per finalità ritenute dal pm Baldovin personali. Come, tra l’altro, una festicciola di compleanno della figlia. Riguardo questo evento sono state trovate una scritta con la dicitura «Auguri» e anche uno zainetto della bambina. E ancora: un collaboratore dell’avvocato, sentito come testimone, ha riferito anche di aver partecipato a una festa in quella villa affacciata sul Golfo per vedere la Barcolana. In proposito l’avvocato Fonda si è giustificata spiegando che l’utilizzo dell’immobile era finalizzato a scoraggiare i malitenzionati.
Nello scorso mese di giugno il gip Laura Barresi ha disposto, su richiesta del pm Baldovin, il sequestro per l’equivalente di trentamila euro dal conto corrente dell’avvocato Fonda. A tanto ammonta - secondo gli accertamenti - la somma impropriamente acquisita dal legale attraverso le prestazioni lavorative della colf.
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