Colombin, entro fine ottobre il piano destinato ai creditori

Un piano industriale da presentare entro il 29 ottobre insieme a una proposta destinata al ceto creditorio; la nomina di un commissario giudiziale con funzioni di vigilanza; lo slittamento dell’assemblea straordinaria; i disagi sofferti dai lavoratori che, tra lentezze e incredibili complicazioni burocratiche, introitano una magra Cassa integrazione da Covid.
La mezza estate della Colombin non è certo un sogno shakespeariano, tanto più che l’assemblea dei soci, riunitasi martedì scorso in seduta “solo” ordinaria, ha approvato un bilancio 2019 con un “rosso” da 6,4 milioni di euro, più o meno equivalente a metà del fatturato aziendale. Azionista di riferimento è la Ge.Co., facente capo a Salvatore Tuttolomondo, con una quota del 70%.
Cominciamo dalle notizie provenienti da Foro Ulpiano. La sezione fallimentare del Tribunale - presidente Riccardo Merluzzi e giudice estensore Daniele Venier - ha disposto che la Colombin presenti entro giovedì 29 ottobre la proposta definitiva di concordato preventivo o una domanda di omologa relativa alla ristrutturazione dei debiti. Fino a quella data l’attività aziendale sarà monitorata da Mario Giamporcaro, presidente dell’Ordine dei commercialisti triestini, nominato commissario giudiziale. Ogni mese la Colombin depositerà una situazione finanziaria aggiornata.
L’assemblea straordinaria, che dovrebbe slittare a settembre, avrebbe dovuto varare il riassetto societario con l’affitto di ramo d’azienda che la “vecchia” Colombin compie a vantaggio della “nuova”, cui sono conferiti marchio, fabbrica, tutti i 75 dipendenti. La “old” ha accumulato un debito di circa 20 milioni di euro, tre quarti dei quali maturato con istituti bancari. L’attuale proprietà conta di affrontare gli impegni cedendo i terreni ex Veneziani, valutati attorno ai 10 milioni, e le partecipate all’estero.
Oltre ai temi di riorganizzazione aziendale, ci sono quotidiani problemi di sopravvivenza occupazionale. In attesa del passaggio del personale alla “newco”, Cgil-Cisl-Uil sollevano il problema della lentezza e della farraginosità nel pagamento della Cigo-Covid in una fabbrica dove lavora si e no un terzo dell’organico senza anticipo dell’ammortizzatore. La nota - firmata dai segretari di categoria Marega, Lazzarini, Di Giacomo - racconta il delirante iter dell’erogazione: premesso che per adire alla Cigo-Covid la Colombin ha dovuto sospendere la Cigs, succede che il pagamento, per qualche anomalia, può non avvenire con bonifico bancario diretto. In questo caso scatta un bonifico postale, per incassare il quale, se l’assegno supera i 1000 euro (per esempio, più mensilità), bisogna aprire un conto corrente o un libretto postale. E comunque, per andare in Posta, occorre una lettera dell’Inps, scaricabile con un “pin” che non tutti i dipendenti (spesso stranieri) hanno ... —
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