COME COSTRUIRE IL PARTITO NUOVO
Conclusa fra inevitabili polemiche la fase delle candidature alla guida del prossimo Partito democratico, comincia la discussione sul come fare il partito e per quali obiettivi. Certamente, se fossero state accettate anche le candidature, con grande sapore di sfida, di Marco Pannella e Antonio Di Pietro, la discussione sarebbe diventata molto più gustosa. Con la giustificazione che i due non hanno sciolto i loro partiti, sono stati esclusi. Ne deduco che, invece, i Diesse e la Margherita sono partiti sciolti, ma vedo anche che a livello locale è tutto un posizionarsi di dirigenti degli stessi due partiti per le prossime cariche.
Il fatto è che le regole del Pd sono alquanto ballerine. Ad esempio, pur non previsto in nessun documento, ha fatto la sua comparsa anche il cosiddetto ticket fra Veltroni e Franceschini che dà corpo ai timori di molti che il Partito democratico sarà, in effetti, una fusione di gruppi dirigenti, appena ringiovaniti. La campagna elettorale che condurrà alle primarie, ma questo termine è improprio poiché sarà una vera e propria elezione, che riguarderà anche una pletorica Assemblea costituente composta da 2500 persone, dovrà chiarire molti termini del problema. Tranne un paio di opportune frasi della dichiarazione programmatica di Rosy Bindi, gli altri due candidati maggiori e i quattro minori sembrano avere inteso questa fase come quella della presentazione di un programma di governo.
Di qui, documenti più o meno lunghi, interessanti, originali fatti quasi apposta per mandare a dire a Romano Prodi che ci sono molte altre cose da fare e che loro, in particolare, Veltroni e Letta, le saprebbero fare meglio. In questo modo, il presidente del Consiglio viene oggettivamente indebolito e, pur avendo di recente ottenuto qualche importante successo, riforma delle pensioni e ristrutturazione del welfare, sembra già relegato in una pagina del passato tanto che Veltroni e Fassino sono costretti a rassicurarlo. Per quanto tempo? Non è il programma che manca al centrosinistra che, infatti, continua a litigare su differenti interpretazioni delle 281 pagine del testo sottoscritto dai dirigenti dell’Unione.
È, invece, uno strumento organizzativo capace di dare stabilità e coesione al suo governo. Nessuno dei candidati sembra prendere sul serio quello che è davvero il compito del prossimo segretario del Partito democratico. Bisogna costruire rapidamente e intelligentemente un partito nuovo, democratico al suo interno, aperto ai cittadini, trasparente nei processi decisionali, dinamico nei rapporti con una società e con una economia che, entrambe, si sentono rappresentate politicamente poco e male. Allora, sarebbe bello se Veltroni, Bindi, Letta, Colombo, Adinolfi, Schettini e Gawronski cominciassero a raccontarci quale è la loro idea di partito, se lo vogliono radicato sul territorio e federato, molto "ricambiato" nel personale dirigente e dotato di quale autonomia ai diversi livelli di governo.
Le belle parole sugli aspetti programmatici rincuorano gli elettori del centrosinistra per lo spazio di un mattino. Una solida, efficace struttura organizzativa per un partito da combattimento che, purtroppo, Bersani ha deciso di non costruire, è quello che serve per cambiare il modo di fare politica.
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








