Come sta Trieste? Una salute matematica

Come sta Trieste, in salute? A sentire gli specialisti, che parlano come libri stampati con cascate di cifre, percentuali e diagrammi, matematicamente malissimo: i numeri assoluti dei malati di cuore, di reni, di anca, di diabete, di polmoni, o che chiamano il 118, o vanno in Pronto soccorso, in ambulatorio, a fare raggi, esami del sangue, che sono sordi o ipovedenti, cronici, anziani, e magari poveri, sono proprio molti. Ma rispetto a che cosa? Sembrano sempre troppi rispetto agli standard, occupano troppi letti e troppo a lungo, tanto che è un record positivo per la chirurgia toracica dimettere operati al polmone in “fast track”, in due giorni, tenendosi in collegamento telefonico. Ma la città sta anche matematicamente benissimo. Ospedale di alta complessità, 3000 dipendenti, maggioranza donne (purtroppo non più giovani), più interventi chirurgici all’anno, scoperte che presto faranno partire proprio da qui un nuovo farmaco capace di riparare il cuore infartuato. Autocritiche? Riforme? Risorse? Problemi? Progetti? «Si potrebbe fare di più».
Il Comune ha affittato la sala del Ridotto del Verdi per una conferenza sulla “salute della città”, che ieri mattina accumulando oltre due ore di ritardo, con un pubblico di specialisti (privato della pausa-caffé) via via più sottile, ha in verità radiografato, sotto montagne di numeri, la salute della Sanità stessa, e neanche per intero: nessun accenno a “spending review” e conseguenze pratiche, ma schede su Cattinara, Maggiore e Burlo Garofolo, con quanti letti, al giorno, all’anno, a reparto, quanti malati, esami, ricoveri, prelievi, trasfusioni (e morti).
Laura Famulari, assessore alle Politiche sociali organizzatrice dell’evento (e un secondo seguirà ad aprile: distretti e medici di famiglia sono stati, con sibillina logica in un sistema di “cure integrate”, isolati a parte) ha introdotto spiegando che il Comune «sta partendo da zero» per creare un lavoro integrato fra assessorati, che il «welfare deve anche produrre economia coinvolgendo, dopo il “no profit”, anche il “profit”, e che i Piani di zona che suggellano il patto d’azione tra enti pubblici, privati e volontari parte con molti progetti, «purtroppo non in sincronia coi finanziamenti, che non si sa quanti saranno, ma certamente di meno». I direttori degli ospedali Francesco Cobello e Giampaolo Canciani, del Burlo Mauro Melato, i medici ospedalieri Andrea Perkan (Cardiologia), Gilberto Pizzolato (sui temi dell’ictus), Maurizio Cortale (chirurgia toracica), Salvatore Alberico (Ostetricia), Marco Carrozzi (neuropsichiatria infantile), Claudio Germani (sull’affidamento ai pediatri, con scheda clinica completa, dei bimbi con gravi malattie), Riccardo Candido (diabetologo dell’Ass1) hanno dato ciascuno la propria comunicazione scientifico-numerica ma nessun intervento ha interagito con l’altro. Una speranza è venuta da Mauro Giacca direttore dell’Icgeb che ha appunto annunciato la scoperta: l’Rna, parte del Dna, può riparare il cuore. Ricerca triestina condotta con l’ospedale, pubblicata su “Nature”.
Una cartella clinica sulla “salute dei triestini”, sbrigativa ma efficace, l’ha buttata in platea Giuseppe Napoli, presidente Federsanità Anci: «A Trieste non va così male: non piangiamoci sempre addosso, è atteggiamento di maniera e nemmeno giova». E infine Fabio Samani, direttore dell’Ass1, a qualche cifra ha rinunciato per tempo scaduto («non mostriamo i muscoli»). Ma non a qualche esempio: «Andate in ascensore? Noi ve lo certifichiamo. Andate in pasticceria? Noi la controlliamo. Entriamo nelle case? La gente ci dà il cuore...». Poi sorvolando alcuni problemi-chiave: «Troppi codici bianchi in Pronto soccorso. È un problemone, ma ci stiamo dando da fare». E planando comunque su un paio di numeri: «I medici di base fanno 5000 visite all’anno. L’assistenza domiciliare è all’11%, in Italia al 3%, nella Bassa friulana al 15% ma lì hanno 65 mila abitanti, noi 65 mila anziani. Il tasso di ospedalizzazione è al 156 per mille come da standard, l’Ass1 ha 1271 dipendenti, grazie ai 212 della Salute mentale che ogni giorno conservano l’eccellenza triestina - questo a ridosso delle polemiche per il cambio al vertice del Dsm -, il 45% della popolazione ha mali cronici, tutta la città dovrebbe essere presidiata da Microaree, su 1000 cittadini solo a 4 serve l’ospedale, ma a noi sta a cuore la salute di tutti».
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