Con 10 mila dosi al giorno vaccinato a fine agosto il 70% della popolazione del Friuli Venezia Giulia
TRIESTE. Per vaccinare con due dosi il 70% della popolazione del Friuli Venezia Giulia servono ancora quasi un milione e 300 mila somministrazioni. Per poter centrale l’obiettivo il 30 settembre, se ne dovranno fare perciò oltre 7.600 al giorno. Ma se il sistema sanitario regionale – nel contesto di 500 mila iniezioni quotidiane cui punta il commissario governativo Francesco Paolo Figliuolo – riuscirà a salire a 10 mila a partire da maggio, quel 70% sarà coperto un mese prima, il 27 agosto.
A ieri il Fvg, che ha iniziato la campagna il 27 dicembre, aveva utilizzato 302.197 delle 345.655 dosi consegnate sul territorio, l’87,4%, poco sotto la media nazionale dell’88,1%. I vaccinati con entrambe le dosi di Pfizer, Moderna o AstraZeneca sono 92.900, il 7,7% dell’intera popolazione regionale. Ad aver ricevuto solo la prima dose sono invece 209.297 residenti, il 17,4%.
L’immunologo statunitense Anthony Fauci a dicembre disse che servirebbe coprire fino al 90% per l’immunità di gregge, ma un risultato già soddisfacente, oltre che realistico, può essere stimato attorno al 70%. In Fvg si tratterebbe dunque di coinvolgere 844.351 persone. Al netto dei 92.900 che hanno completato il percorso, sommando i 209.297 richiami da effettuare alle due dosi per i rimanenti 542.154, sono necessarie 1.293.205 iniezioni. Tradotto in media giornaliera: 7.654 ogni 24 ore per chiudere le operazioni a fine settembre. Un numero sulla carta non altissimo se si tiene conto della velocizzazione delle attività nelle ultime settimane, pur con dosi non sovrabbondanti. Tra fine marzo e inizio aprile si è saliti una decina di volte sopra quota 6-7mila somministrazioni: il picco il 31 marzo con 7.967, a seguire il 7 aprile con 7.412 e il 30 marzo con 7.016.
Se le forniture aumenteranno, ipotizzando una media di 6 mila dosi al giorno nella seconda metà di aprile, l’eventuale capacità regionale di mettere in fila 10 mila iniezioni da maggio consentirebbe di vaccinare sette residenti su dieci a fine agosto.
Simulazioni possibili, certo, ma con la consapevolezza che le variabili sono tante. Vanno innanzitutto rispettate le tempistiche tra prima e seconda dose. Il Pfizer richiede infatti una distanza di 21 giorni, Moderna di 28, AstraZeneca fino a 12 settimane. E naturalmente tutto dipenderà dai flussi delle consegne. «Il problema principale da risolvere è quello – dice il vicepresidente e assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi –. Se ci chiederanno di fare 10 mila dosi al giorno dal lunedì alla domenica, ci arriveremo. Ma ci dovranno dare i vaccini».
La Regione sta utilizzando in questa fase tutte le scatole di Pfizer, che fornisce il suo vaccino in maniera costante (ieri il commissario Figliuolo ha annunciato il prossimo arrivo in Italia di 7 milioni di dosi dell’anti-Covid utilizzato sin qui per over 80 e soggetti fragili), ma è costretta ad accantonare AstraZeneca e Moderna, che non garantiscono invece al momento flussi costanti. Capitolo a parte quello di Johnson&Johnson, stoppato prima ancora del suo battesimo in Italia. In Fvg erano attese 8mila dosi entro fine aprile, ma, dopo la decisione dell’azienda regolatrice statunitense Fda di fermare la distribuzione a seguito di sei casi di tromboembolia presentati da giovani donne, tra 18 e 48 anni, meno di due settimane dopo l’inoculazione, si dovrà ora attendere, come già successo per AstraZeneca, l’esito di ulteriori verifiche.
Le poche dosi, al momento, per il nostro Paese, 184mila, sono finite nei frigoriferi di Pratica di Mare, ma non va dimenticato che si tratta di risorse che valgono doppio. Contrariamente ai precedenti, infatti, il vaccino Johnson&Johnson, che ha un’efficacia, dichiarata dalle analisi emerse dai test clinici, del 67% nel ridurre i casi di Covid sintomatici e dell’85% per le forme gravi della malattia, prevede un’unica somministrazione. Di conseguenza, quando arriverà, dimezzerà il lavoro, riducendo tempi e sforzi degli operatori.
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