«Conferenza amianto È l’ultimo treno»

Si svolgerà venerdì a Gorizia la quinta Conferenza regionale sull’amianto che segue di due anni la quarta, svoltasi a Trieste. Scopo è di presentare il problema-amianto, approfondendone gli aspetti,...

Si svolgerà venerdì a Gorizia la quinta Conferenza regionale sull’amianto che segue di due anni la quarta, svoltasi a Trieste. Scopo è di presentare il problema-amianto, approfondendone gli aspetti, medico-scientifici, legali, processuali. Ai lavori è annunciata la “crema” della politica regionale. Ma in molti la sensazione è che il dramma-amianto smuova le coscienze ma assai meno le istituzioni. Se ne fa portavoce Luigino Francovig, ex sindacalista Fiom, che del dramma è stato testimone nei maxi-processi apertisi in Tribunale. Francovig spera ma non crede che, con la quinta Conferenza, si possa assistere a un’accelerata sui vari aspetti della questione: processi, prevenzione, Centro amianto, risarcimenti alle famiglie delle vittime e ai malati.

«Il procuratore generale Ajello - afferma Francovig - ha più volte rimarcato che, con l’attuale carenza di personale, il Tribunale può fare poco. I processi si allungano, e ciò è già emerso alla quarta Conferenza. Risultati? Nessuno. E silenzio assordante dei parlamentari regionali. Ciò vale anche per gli appelli dei ricercatori che hanno denunciato carenza di fondi. Inascoltate anche le richieste responsabili che erano state presentate da Cgil, Cisl e Uil: mappatura dell’amianto ancora esistente, inertizzazione, assistenza alle famiglie con malati di asbestosi, apertura di un Centro di ricerca a Monfalcone. Purtroppo neanche i sindacati sono riusciti a mobilitare l’opinione pubblica e premere sulle istituzioni. Un esempio? Lo stesso Comune di Monfalcone non ha più un assessore all’amianto. Con questi presupposti - continua Francovig - mi viene da pensare che anche la quinta Conferenza sarà come un treno che passa in una stazione dove non c’è nessuno ad attenderlo. Ma è possibile che nessun partito abbia un piano ben definito sul problema e che neanche la Chiesa prenda una posizione chiara su un dramma che è una battaglia per la vita?». Francovig ha pronte alcune proposte: «Credo in una Fondazione sullo stampo francese per trovare fondi per ricerca e cura, che veda coinvolte le aziende, in primis quelle responsabili dell’inquinamento da amianto». Per Francovig «va elaborata una bozza di progetto che contenga una mappa aggiornata dell’amianto, che dia tempi certi per la rimozione, indichi processi di inertizzazione, preveda finanziamenti giusti. A Monfalcone va rafforzata la Medicina del lavoro, va creato un Centro specialistico che accolga chi è sofferente per malattie da amianto e che preveda un percorso ben definito di prevenzione, cura, assistenza domiciliare per i terminali. Credo in una sorta di patto generazionale che comprenda chi è stato esposto, chi è sano ma ad alto rischio e anche i giovani affinchè non si ritrovino a contatto con sostanze i cui effetti sulla salute sono ancora indefiniti».(f.m.)

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