Console trasferito al carcere del Coroneo

Giuseppe Console è rinchiuso da un paio di giorni in una cella del carcere del Coroneo. Il trasferimento da Gorizia a Trieste, chiesto più volte dal difensore, l’avvocato Paolo Bevilacqua, è stato autorizzato dal Ministero anche in previsione dell’imminente avvio delle perizia psichiatrica a cui il giovane assassino di Giovanni Novacco dovrà essere sottoposto assieme al suo complice, “Tex” Alessandro Cavalli. Quest’ultimo è rinchiuso al Coroneo fin dal 26 agosto scorso. In quella data gli investigatori della Squadra Mobile e gli agenti della “Volante” avevano scoperto il corpo seviziato della vittima all’interno di un appartamento abbandonato dall’Ater in via Gemona 5. Erano stati “guidati” sul posto dalle informazioni fornite dal fratello di Giuseppe Console.
La presenza dei due assassini all’interno dello stesso carcere non rappresenta un semplice adempimento burocratico. I due si accusano reciprocamente; l’amicizia di un tempo si è trasformata durante gli interrogatori, prima in contrapposizione, poi in aperto dissidio. Nelle udienze i due sono sempre stati tenuti a debita distanza, separati da almeno un paio di agenti della polizia penitenziaria. A questa situazione si è dovuta uniformare la vita carceraria del Coroneo: in sintesi Giuseppe Console ed Alessandro Cavalli non devono incontrarsi mai perché il rischio di un “contatto” al momento risulta troppo alto.
Il trasferimento da Gorizia a Trieste era stato chiesto dal difensore di Giuseppe Console al presidente del gip Guido Patriarchi. Lì - secondo l’avvocato Paolo Bevilacqua - il detenuto non riusciva più a vivere dopo avere aggredito e sequestrato un agente della polizia penitenziaria per tentare una impossibile evasione. Il suo maldestro tentativo di fuga aveva provocato, secondo gli altri detenuti, un "giro di vite" a livello disciplinare in è cui rimasta coinvolta tutta la popolazione carceraria. La responsabilità di questo peggioramento delle condizioni di vita era stata attribuita a Giuseppe Console e la Direzione del carcere di Gorizia, così come il difensore, fino al trasferimento a Trieste hanno temuto qualche ritorsione. Anche per questo il giovane era stato rinchiuso da solo in una cella destinata a otto persone. Ma nella vicenda pesa anche un'altra situazione. Il giovane assassino, dopo aver sequestrato e colpito con un tubo di metallo un agente della polizia carceraria, non gode certo della "simpatia" degli uomini in divisa che devono sorvegliarlo con attenzione.c.e
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