Coronavirus nei Balcani, i dati: Slovenia isola felice, Serbia oltre i 20 mila casi

Il contagio come un domino impazzito rimbalza dalla Bosnia alla Bulgaria. E si torna a misure draconiane. Zagabria sotto controllo. In Romania 2 mila morti
A woman wearing a face mask to protect against coronavirus walks past a poster of Serbia's President Aleksandar Vucic in Belgrade, Serbia, Friday, July 17, 2020. Serbia's president says he hopes the Balkan country will have a vaccine for the coronavirus for use by the end of this year, in cooperation with an unspecified foreign country. (AP Photo/Darko Vojinovic)
A woman wearing a face mask to protect against coronavirus walks past a poster of Serbia's President Aleksandar Vucic in Belgrade, Serbia, Friday, July 17, 2020. Serbia's president says he hopes the Balkan country will have a vaccine for the coronavirus for use by the end of this year, in cooperation with an unspecified foreign country. (AP Photo/Darko Vojinovic)

BELGRADO Male il Montenegro, problemi seri in Macedonia del Nord, situazione critica in Kosovo e Bosnia-Erzegovina, difficile in Serbia, complicata in Bulgaria, Albania e Romania, ancora sotto controllo in Croazia, malgrado l’aumento dei casi delle ultime settimane. E buona – migliore che in Italia – nella vicina Slovenia. È la “fotografia” dell’emergenza coronavirus nei vicini Balcani, basata su un dato importante per capire a che punto sia l’epidemia nella regione: il numero delle persone attualmente positive al virus, messo in relazione alla popolazione. Numero che è assai alto proprio in Montenegro, nazione che a inizio giugno – dopo 28 giorni senza nuovi casi di positività – aveva dichiarato la fine dell’epidemia e riaperto le frontiere ai turisti dai Paesi sicuri, invitandoli a passare le ferie in tutta tranquillità in uno Stato «coronavirus-free», aveva annunciato in gran pompa il premier Dusko Markovic. Il quadro, oggi, è ben diverso, dopo la forte ripresa dei contagi delle ultime settimane. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istituto di salute pubblica di Podgorica (Ijzcg), fino a giovedì la cifra dei «casi attivi» è salita a 1.618, per un rapporto di 256 positivi ogni 100mila abitanti, il più alto tasso nei Balcani.

Numeri che hanno spinto le autorità a ordinare l’obbligatorietà delle mascherine al chiuso e all’aperto a Podgorica, la capitale e la città con più infetti – quasi la metà del totale a livello nazionale – sempre più a rischio lockdown. «Per ora proveremo con alcune misure restrittive, ma se i contagi cresceranno chiuderemo la capitale», anche se «spero non succederà», ha avvisato la numero uno dell’Ijzcg, Sanja Medenica. Al secondo posto nella poco rassicurante classifica, la Macedonia del Nord, che oggi conta oltre 3.704 casi attualmente positivi (178 per 100.000 abitanti), quadro epidemiologico che tuttavia non ha impedito alle autorità di organizzare le elezioni legislative questa settimana. Macedonia dove le autorità stanno usando la mano pesante per imporre l’obbligo della mascherina, con centinaia di multe – da 20 euro, non poco tenendo conto del salario medio nel Paese – inflitte a chi sgarra. Non vanno bene neppure le cose in Kosovo (150 casi attualmente positivi per centomila abitanti) né in Bosnia-Erzegovina (115 per 100.000), dove ieri la Federazione bosgnacco-croata ha proclamato nuovamente lo stato di epidemia su tutto il territorio dell’entità. Difficile una stima invece per la Serbia, dove le statistiche ufficiali da settimane provocano mal di testa e confusione tra media, esperti e popolazione. In assenza di informazioni precise sui casi attivi, valga il numero degli ospedalizzati e pazienti in intensiva, saliti ieri a 4.900, con un tasso di incidenza pari ad almeno 70 casi ogni centomila abitanti. Contagiati che sono tantissimi in particolare a Belgrado, dove «ogni persona che incontrate può essere portatrice del virus», ha ammonito l’epidemiologo Predrag Kon, invitando la popolazione a usare sempre le mascherine e precisando che i primi risultati della nuova stretta decisa dalle autorità non si vedranno prima di una settimana, in una Serbia che ieri ha superato la soglia dei 20mila casi confermati da inizio epidemia. Non si può stare affatto tranquilli neppure in Albania, Romania e Bulgaria, Paesi con un tasso di positivi ogni 100mila abitanti che veleggia intorno ai 55-59, con Bucarest che negli ultimi giorni sta battendo tutti i record di nuovi contagi (ieri +799, il giorno prima +777). Nuovi contagi che continuano a essere tanti ogni giorno anche in Croazia (ieri altri 98), anche se il Paese rimane comunque in coda nella regione per il rapporto tra attualmente positivi e popolazione (28 per 100.000). Meglio fa solo la Slovenia, con 14 casi attivi su centomila, contro i 21 attuali dell’Italia, sulla base di dati raccolti dal portale Worldometer.

Per quanto riguarda i numeri assoluti, aggiornati al 16 luglio e basati su dati Oms, la Romania è in testa nella regione con oltre 34mila casi e quasi 2mila decessi, seguita da Serbia (oltre 20mila, 452 morti), Macedonia del Nord (più di 8.700, 400 decessi per Covid), Bulgaria (8.100, 293 morti) e Bosnia (7.900, 245 decessi). In coda la Slovenia, con 1.916 casi totali e 111 morti. —

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