Coronavirus, Regione pronta a riusare la struttura di Muggia per nuove quarantene

TRIESTE Consolati e associazioni di categoria si impegnano ad attivare una campagna di informazione affinché i cittadini stranieri (ma è bene ricordare che l’obbligo vale anche per gli italiani) sappiano cosa fare al ritorno da un viaggio in un Paese non appartenente all’Unione europea. Non esistono scappatoie: tutti devono non solo sottoporsi a 14 giorni di lockdown personale, attuando l’isolamento nella propria abitazione, ma anche segnalarsi all’Azienda sanitaria competente, che deciderà se sottoporre la persona a tampone. E intanto la Regione lavora per tenere aperto il centro per le quarantene attivato a Muggia nei mesi scorsi, nella consapevolezza che gli spazi potrebbero presto rendersi indispensabili.
La linea d’azione è stata decisa ieri in un secondo incontro telematico tra il vicepresidente Riccardo Riccardi, il prefetto di Trieste Valerio Valenti, il questore Giuseppe Petronzi, il decano del Corpo consolare di Trieste, i presidenti di Confindustria, Confartigianato e Camere di commercio, i direttori di Fincantieri e della Cassa edile di Trieste.
«Partiamo con un’attività di informazione capillare – spiega Riccardi – attraverso le associazioni datoriali e i consolati, comunicando la lista dei Paesi dai quali chi proviene deve essere sottoposto a quarantena, assieme al contestuale obbligo di contattare il dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria competente».
Il responsabile regionale della sanità sottolinea che il numero di nuovi contagiati provenienti dall’area balcanica è ancora contenuto, ma ritiene anche che «il rischio non va sottovalutato: se il fenomeno non viene tracciato e sorvegliato, possono svilupparsi focolai di proporzioni importanti».
In quest’ottica, chiarisce Riccardi, la strada della prevenzione e dell’informazione è preferibile a quella dell’introduzione di misure restrittive, che andrebbero a incidere sulla vita dei cittadini e sulle attività economiche». Per questo, la Regione diramerà oggi una nota dettagliata contenente tutte le informazioni necessarie, che consolati e associazioni di categoria gireranno poi alle persone interessate.
Nel corso della giornata, Riccardi si è poi confrontato con i vertici militari proprietari della struttura di Muggia destinata agli isolamenti e alle quarantene. «C’è la necessità – dice – che continui a essere gestita dalla Protezione civile regionale». Il confronto è servito a garantire l’impegno di quest’ultima per sistemare alcuni problemi agli impianti idrici del comprensorio, che avrebbero costretto il centro alla chiusura. Un’ipotesi inaccettabile per Riccardi in questa fase, «in cui si presentano diversi casi di persone provenienti dai Paesi dell’area balcanica che, dovendosi sottoporre a quarantena, non sempre possono farlo rimanendo all’interno del loro domicilio». —
D.D.A.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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