Così Massimiliano d’Asburgo sparava a zero sull’Austria con l’ambasciatore britannico

Dai documenti degli Archivi di Kew Gardens riemergono le conversazioni private al Castello di Miramare dell’Arciduca con Alexander Graham Dunlop

L’occhio inglese su Massimiliano d’Asburgo. Così si può riassumere un rapporto che il diplomatico britannico Alexander Graham Dunlop inviò al Foreign Office nel settembre del 1861, e che dopo un secolo e mezzo riemerge dagli archivi inglesi. Il diplomatico era stato grande viaggiatore nelle Americhe in gioventù e nell’anno del suo rapporto rappresentava la Corona britannica tra Vienna, Budapest e il Litorale. Ebbe un lungo colloquio con Massimiliano al castello di Miramare (che allora aveva il nome originale di Miramar) il 9 settembre 1861. I due si conoscevano, e l’invito era partito dallo stesso Massimiliano. «Mi ha condotto nei suoi appartamenti privati dicendo: qui possiamo parlare liberamente, nessuno ci disturberà», si legge nel rapporto.

Il documento ci rivela un Massimiliano inedito, che stupisce anche il suo ospite, il quale, appena tornato alla sua residenza, si affretta a mettere su carta il resoconto dell’incontro. L’Austria ha appena perso la Lombardia e teme per il futuro del Veneto e di Venezia (che perderà pochi anni dopo, nel 1866).

I documenti su Massimiliano sono stati selezionati da Mario J. Cereghino negli Archivi nazionali britannici di Kew Gardens, nel Surrey. The National Archives/Public Record Office: PRO 30/22/43; PRO 30/22/44.

«Presto arriverà il momento in cui dovremo seriamente considerare la perdita di Venezia come inevitabile. Una volta che il Regno d’Italia si sarà consolidato, Venezia dovrà essere ceduta. Per noi, a quel punto la grande questione sarà quella dei confini, e se questi saranno delimitati dal Tagliamento o dall’Isonzo» confessa l’arciduca a un basito Dunlop. Il quale sottolinea nel suo rapporto: «Sono rimasto spiazzato dalla sua franchezza».

Massimiliano tuttavia ha altri sassolini nella scarpa. Il più ingombrante è Napoleone III, imperatore di Francia: l’arciduca lo accusa di tramare nei Balcani e nel basso Adriatico, di riempire di spie Valona e Ragusa. «Non fanno che complottare e organizzare intrighi con la Russia in merito al futuro del Litorale» aggiunge. Il paradosso vuole che tre anni più tardi sarà proprio con l’appoggio di Napoleone III (e malgrado gli inviti inglesi alla prudenza) che Massimiliano riceverà la fatale corona messicana.

Un altro sassolino: la resistenza del governo austriaco a qualunque processo federativo. «Sono contrario a questa germanizzazione statica di tutte le nostre province. Schmerling (Anton von Schmerling, al tempo ministro dell’interno, n.d.r.) è sincero ed entusiasta, ma sta giocando una partita pericolosa. Punta tutto su un’unica carta, l’accentramento. È saltato in sella a un puledro che ha battezzato ‘Unità’ e ha scommesso la sua fortuna e la nostra sul suo cavallo favorito. Accidenti! Siamo decisamente a corto sia di amici che di ministri».

E infine l’ultimo groppo sullo stomaco dell’arciduca: l’incapacità austriaca di concepirsi come potenza navale. «Che posso farci? Vienna non ha soldi nemmeno per le necessità più urgenti e voi non potete immaginare quanto sia difficile persuadere le popolazioni dell’interno a guardare al mare con occhi diversi. Se possedessimo una flotta potente, saremmo in grado di difendere l’Europa dall’aggressione della Francia. Io deploro con forza la debolezza finanziaria dell’Austria!».

Questo punto porta la conversazione sull’argomento più dolente, la totale assenza di credibilità dell’Austria sui mercati finanziari internazionali. Nota Dunlop: «Sua altezza reale è apparso ansioso per il fatto che i capitalisti inglesi non rivolgono la loro attenzione all’Austria, e ha aggiunto: ‘In Europa noi siamo l’unica potenza in grado di sostenere la politica inglese, sia in Est sia a Levante. Ma non possediamo una flotta’ Da parte mia –conclude il rapporto –ho sottolineato che, a prescindere da politiche del governo britannico, i capitalisti londinesi giudicano gli investimenti seguendo solo il parametro del valore materiale delle cose. Dubito, quindi, che l’Austria sia al momento in grado di chiedere a Londra prestiti in danaro».

Il che lascia intravvedere un argomento non toccato, le precarie finanze dello stesso Massimiliano. Miramar, la Schönbrunn sul mare, è costato una cifra spropositata, che neppure l’ingente dote di Carlotta è riuscita a colmare. Tre anni più tardi, al momento della partenza per il Messico, l’ambasciatore britannico scrive in una nota a Londra: «La speranza è che Massimiliano riesca a trovare un po’di soldi in Messico. SI ritiene che in Europa i suoi debiti ammontino a sei milioni di fiorini austriaci».

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