«Così vi spiego come si formano i buchi neri»

A Trieste lo scienziato Pretorius, uno dei più grandi esperti mondiali sulle teorie di Einstein
Lasorte Trieste 27/02/13 - SISSA, Conferenza di Frans Pretorius, Università di Princeton
Lasorte Trieste 27/02/13 - SISSA, Conferenza di Frans Pretorius, Università di Princeton

Corporatura lunga ed esile, occhialini, scarpe da ginnastica e jeans. No, non è un studente in mezzo a tanti. Lui è il professore. Tra i più quotati al mondo. Frans Pretorius, docente al Dipartimento di Fisica dell’università di Princeton, è stata la stella dell’incontro svoltosi alla Sissa. Poco meno di un centinaio i presenti a quello che sicuramente era un incontro di nicchia, molto tecnico ma al tempo stesso pieno di fascino con uno scienziato considerato tra i più grandi esperti mondiali di tecniche numeriche per risolvere le equazioni di Einstein.

Difatti il lavoro di Pretorius ha assunto una certa rilevanza in campo scientifico per comprendere fenomeni come il collasso gravitazionale, la fusione di due buchi neri, le singolarità cosmiche e altro ancora. Proprio grazie a questi risultati lo scienziato ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali, tra i quali nel 2003 il Nicholas Metropolis Award e nel 2010 l’Aneesur Rahman Prize per la fisica computazionale, entrambi assegnati dall’American Physical Society.

I titolo del meeting di ieri aveva già di per sé un titolo piuttosto eloquente: “Black Holes: probes of the cosmos and fundamental physics”, ossia i buchi neri. Pretorius ha ricordato innanzitutto i modelli matematici e i “padri” di queste regioni di spazio da cui nulla, nemmeno la luce, può sfuggire, citando il matematico e astrofisico tedesco Karl Schwarzschild - il quale ammise che questi “mostri siderali” potevano essere frutto di modelli matematici, e che quindi avrebbero potuto anche non esistere nella realtà -, il matematico neozelandese Roy Patrick Kerr - conosciuto come lo scopritore della soluzione dell’equazione di campo di Einstein della teoria della relatività generale, che modella il campo gravitazionale al di fuori di un oggetto massivo rotante e quindi anche di un buco nero – oltre che naturalmente allo stesso Albert Einstein, padre della teoria della relatività.

Un’introduzione a supporto dell’evidenza che vi sono tutt’oggi problemi la cui soluzione è talmente difficile da richiedere metodi innovativi per risolverli. E l’esempio più lampante di “superproblema” sono le equazioni della relatività generale di Einstein. A questo proposito Pretorius ha spiegato il proprio metodo basato sulle simulazioni numeriche di eventi estremi nel nostro spazio-tempo, formulando tre concetti: la fusione di due buchi neri e la conseguente emissione di onde gravitazionali, la formazione di buchi neri nello scontro di particelle elementari di alta energia, e infine uno studio della stabilità di un buco nero in uno spazio a 5 dimensioni. In campo scientifico un passo avanti per lo studio di questo fenomeno tra i più discussi e complessi dell’intero universo.(ri.to.)

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