Crac Diaco, Cerani se la cava con un’ammenda

Pierpaolo Cerani, ex amministratore della Laboratori Diaco Biomedicali, ha chiuso i suoi conti con la giustizia. Ha patteggiato la pena di cinque mesi convertiti in 30 mila euro di ammenda per l’accusa di falso in bilancio a margine della bancarotta. A pronunciare la sentenza è stato ieri mattina il giudice Raffaele Morvay dopo la definizione dell’accordo tra il pm Federico Frezza e gli avvocati Emanuele Urso e Antonio Franchini. Cerani è stato assolto dagli altri capi di imputazione contestati: bancarotta fraudolenta, bancarotta impropria, false fatturazioni, appropriazione indebita e truffa. Assolta anche la collaboratrice dell’ex imprenditore Jana Grbec dall’accusa di truffa in concorso con Cerani e sentenza di patteggiamento (3 mesi) per Roberto Turel, l’altro amministratore della Diaco Laboratori Biomedicali. Nei mesi scorsi l’ex amministratore della Diaco, ha versato al curatore fallimentare la somma di 300mila euro in contanti. Inoltre all’interno della procedura relativa al clamoroso crac dell’industria farmaceutica è entrato anche il castelletto di strada nuova per Opicina del valore vicino a 3 milioni di euro. Il fallimento della Laboratori Diaco Biomedicali porta la data del ottobre 2011. Aveva fatto perdere il lavoro a 110 operai e tecnici, in gran parte donne ma era anche emersa una esposizione per debiti a breve termine per più di nove milioni di euro, di cui 2,8 già all’epoca scaduti. Pierpaolo Cerani ha ormai abbandonato Trieste. Vive a Bari e lavora, così ieri ha dichiarato, come dipendente di una società farmaceutica che produce guanti.
Il crollo a cascata del suo impero era partito dalla Diaco Spa. L'istanza di fallimento era stata presentata nel dicembre 2011 perché il precipitare della crisi dei Laboratori Diaco aveva aggravato la situazione, trascinando la società controllante verso il baratro. La Diaco spa, dopo l’approvazione del bilancio 2010, aveva infatti coperto le perdite della controllata. E per cercare di salvarla dal crac aveva conferito nei Laboratori Biomedicali la proprietà dello stabilimento di via Flavia 124. La controllata si era però dovuta accollare il mutuo sull'immobile. Agendo in questo modo la Diaco spa si era impoverita, tant'è che dalle prime valutazioni due poste attive hanno subito un vistosissimo ridimensionamento: lo "sbilancio" della società madre, aveva raggiunto i 9 milioni di euro. Questo dato era affiancato alle perdite del 2010 che avevano raggiunto quota 14 milioni e 750 mila euro. Insomma una situazione di non ritorno: a novembre 2012 è arrivata al curatore, l’avvocato Enrico Bran, un'unica offerta, da 10 milioni e 400mila euro. A farla la Sm Farmaceutici, Srl di scopo mista tra due aziende di Parma e Potenza, per il pacchetto unico, composto dalla capogruppo Diaco Spa, dai Laboratori Biomedicali Diaco di Trieste e dalla Novaselect di Potenza.
Qualche settimana fa sono comparsi ue investitori ucraini, già attivi nel settore farmaceutico e seguiti passo passo da uno studio professionale cittadino nel ruolo di advisor che stanno trattando l'acquisto dei Laboratori Biomedicali Diaco di via Flavia dalla Sm Farmaceutici Srl.
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