Da edificio strategico a “zavorra” da svendere La parabola del Laboratorio chimico camerale

Costata 3 milioni, tra acquisto e restauri, la sede di via Travnik è stata ora ceduta per 675 mila 
Lasorte Trieste 02/03/11 - Via Travnik, Laboratorio Camera di Commercio
Lasorte Trieste 02/03/11 - Via Travnik, Laboratorio Camera di Commercio

il caso

Fabio Dorigo

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». La legge della conservazione della massa di Antoine-Laurent de Lavoisier non ha funzionato per il Laboratorio chimico e merceologico della Camera di commercio Venezia Giulia. Il laboratorio, fondato a Trieste nel 1906 dal primo rettore dell’Università Giulio Morpurgo (esponente della famosa scuola di commercio Revoltella), è cessato nel marzo 2018 dopo 112 anni di analisi con una specializzazione per il caffè. Ma sono gli ultimi 10 quelli che hanno fatto implodere il laboratorio. La “formula chimica” adottata nel 2008 dalla Cciaa di Trieste ha “vaporizzato” oltre due milioni di euro.

A fine 2008 la Cciaa, presieduta sempre da Antonio Paoletti, acquista per 1,5 milioni la palazzina di via Travnik un tempo occupata dall’agenzia di viaggi Utat. Il primo luglio scorso la palazzina viene rivenduta per 675 mila euro alla New Eco, la società della famiglia Cergol con sede in via Ressel e titolare della Italspurghi. La New Eco verserà all’ente camerale 775 mila euro includendo nell’operazione anche le attrezzatura presenti e lo storico marchio. Ñeppure un quarto dell’investimento.

«La vecchia sede di via San Nicolò era ormai obsoleta. Per acquistare e ristrutturare questo immobile abbiamo sostenuto una spesa di circa tre milioni e la scelta di questa sede è stata fatta per stare vicini alle imprese», raccontò Paoletti il 2 marzo 2011, il giorno dell’inaugurazione. Il progetto, in effetti, era ambizioso. «Non si limiterà a fare solo le analisi sul caffè». Ma già un paio d’anni dopo la Cciaa aveva pubblicato un bando con la ricerca di un venditore capace di procacciare clienti per il Laboratorio chimico merceologico di via Travnik già in difficoltà. Poi è arrivata la concorrenza dell’Agenzia delle Dogane, che aveva aperto un analogo laboratorio in Largo Panfili, e infine la politica ci ha messo la coda con la legge Madia. «Paragonare valori del 2008 e del 2019 per i fabbricati presenti in area ex Ezit, significa mettere sullo stessa piano due mondi diversi - spiega Paoletti -. Inoltre, nel mezzo c’è la Riforma delle Camere di Commercio italiane del 2016 con il piano di alienazione degli immobili non più funzionali».

Un destino segnato per il laboratorio del 1906. «La gestione del Laboratorio non è quindi risultata più pertinente e non più finanziabile con le entrate camerali - spiega il presidente -. Abbiamo quindi presentato al ministero dello Sviluppo economico il piano di dismissione degli immobili tra cui anche quello di via Travnik». Solo che sbolognare un immobile in zona industriale è ormai un’impresa. «Perizia di stima asseverata del valore dell’immobile pari a euro 894.680 alla data di luglio 2018. Plurime aste pubbliche andate deserte. Anche l’ultima gara del valore di 671 mila euro, pari a 25 % in meno del valore della perizia, è andata deserta», racconta Paoletti. Per fortuna è arrivata un’offerta postuma di 675 mila euro, quindi superiore all’ultimo valore messo a gara, da parte della New Eco. Offerta accettata e preliminare firmato il primo di luglio. E pazienza per i due milioni andati in fumo. —

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