Dai bastioni ripuliti spunta un acquedotto veneziano

PALMANOVA. Riportato alla luce dopo la grande opera di pulizia, rischia inesorabilmente di crollare. Uno dei manufatti veneziani più singolari, l’acquedotto di collegamento tra la Roggia di Palma e il seicentesco fossato, verte davvero in precarie condizioni. Urgono degli interventi, ma non ci sono i soldi.
«Questo piccolo acquedotto rappresenta una delle componenti più delicate dal punto di vista statico del settore fortificato di Palmanova - ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Luca Piani -. È riapparso dopo l’opera di pulizia della cinta bastionata da parte delle squadre della Protezione civile e gli interventi della “Forestale” che ha provveduto anche a puntellarlo. Ma serve un intervento radicale per ripristinarlo - ha ribadito l’assessore Piani - altrimenti rischia di andare in frantumi». L’acquedotto, di dimensioni chiaramente inferiori all’altro ad arcate che portava l’approvvigionamento idrico in periodo veneziano all’interno della città, raccoglieva l’acqua dalla Roggia di Palma e una parte la indirizzava verso il fossato che cinge la Fortezza, un’altra invece la immetteva proprio nell’acquedotto maggiore. Per anni era stato completamente nascosto dalla vegetazione infestante, tanto che molti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Poi è riaffiorato in seguito agli interventi sulla cinta bastionata.
«Il manufatto è di proprietà demaniale - ha sottolineato ancora Luca Piani - ed è un esempio lampante di come molte strutture della cinta fortificata siano in pericolo. Di queste criticità deve prendere visione la Regione e lo Stato e programmare interventi radicali, altrimenti perderemo senza ombra di dubbio questi manufatti».
Piani ha indicato anche nella lunetta napoleonica in prossimità del cimitero un altro elemento a forte rischio. Infatti una parte è già crollata e la staticità dell’edificio è molto precaria. L’amministrazione comunale non ha la possibilità finanziaria per eseguire gli opportuni interventi di recupero, né la competenza giuridica, in quanto si tratta di opere di proprietà demaniale. «Dopo il pregevole lavoro di sistemazione e consolidamento del grande acquedotto di porta Udine, che ha riconsegnato alla nostra città un manufatto di fondamentale importanza – ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica -, un possibile intervento a questo acquedotto minore, oltre a salvarlo, completerebbe le strutture costruite dai veneziani per garantire l’acqua all’interno della città stellata. Il mio è anche un appello affinché, chi di dovere, prenda in visione questi manufatti e ne garantisca le opere».
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