Dai buchi neri alle staminali I liceali incontrano la ricerca

In 500 da Oberdan, Galilei, Volta e altri istituti di Udine, Gemona, Verona e Torino “Sissa for school” svela ai giovani un nuovo mondo fra neutrini e arti artificiali
Di Benedetta Moro

Un black out durato per diverse ore. La Sissa per quasi un giorno si è fermata. Tutto vero, ma i ricercatori e i docenti non sono andati in letargo. In realtà erano a disposizione degli studenti dell’ultimo biennio delle scuole superiori per raccontare il loro lavoro di ricerca. Il successo era assicurato. I giovani liceali che hanno partecipato all’evento “Sissa for school” sono stati più di cinquecento, provenienti da Torino e Verona, da Udine e Gemona del Friuli, e dai licei e istituti Oberdan, Galilei e Volta di Trieste. «Questa giornata è tutta per voi - ha esclamato a inizio mattinata Simona Cerrato, organizzatrice, spirito e cuore della manifestazione - e il nostro scopo è di farvi vedere com’è fatta la ricerca». E così si scendevano le scale. E si risalivano. Tanti, 150 i volontari ad accogliere i ragazzi. Per entrare e uscire dalle aule dove si poteva ascoltare di tutto e di più. Si passava dall’avellinese Costantino Pacilio, che insieme alle equazioni di Einstein raccontava i buchi neri. E poi si cambiava regione, per parlare di significato e segno delle parole con alcuni ricercatori toscani. E ancora si cambiava stato, per arrivare in Russia con il fisico teorico Arsenii Titov e i suoi neutrini.

C’erano laboratori interattivi, seminari, giochi partecipativi su temi di attualità oltre ovviamente alle visite dei pezzi permanenti della Sissa. «So tutto adesso - così una ragazza dal marcato accento veronese -: se l’ippocampo è danneggiato, l’immaginazione funziona comunque». Probabilmente era appena uscita dall’incontro di Natalia Grion dal titolo “The hippocampus: a window to brain research”. E dal Veneto le due classi del liceo scientifico Angelo Messedaglia non sono mica venute forzosamente. Nient’affatto. Appassionate di biologia, biotecnologia e medicina, e avendo sentito parlare della Sissa, alcune ragazze in particolare si sono catapultate senza indugio alla “festa” di ieri. La chiacchierata sulle cellule staminali di Simone Chiola e Wendalina Tigani le ha colpite. Ma non solo. «I circuiti neuronali e biomateriali - la considerazione di Denise De Beni - mi hanno scioccato perché a livello etico è qualcosa che bisogna digerire con calma. Sapere che un giorno potremo controllare dall’esterno impianti artificiali nel corpo umano fa impressione».

Si aprono discussioni e dibattiti nei corridoi. Nelle aule tutti stanno attenti in silenzio. La risposta alla perplessità di Denise arriva subito. «In effetti è un argomento non facile da digerire - commenta Diletta Pozzi, la dottoranda della Sissa che ha tenuto la lezione sui materiali biomedicali -. Ci sono esperimenti in corso, lo studio non è arrivato ancora in fase clinica, quindi a livello etico ancora non si pone il problema. Comunque sarà il paziente che controllerà con il suo pensiero il device e verrà usato per muovere ad esempio un braccio artificiale».

Al sesto piano invece si parla di tempo. Il tempo degli asiatici e il tempo dei latini. Chi lo tratta con calma e chi invece ha fretta di fare tante cose una dopo l’altra. Un tempo circolare e lineare. A parlarne è la scienziata Domenica Bueti intervistata da una studentessa del master in Comunicazione della Sissa, Anna Lombardi. Daniele Meroi, Isotta Zanettovich e Irene Michelini, tre liceali triestini, usciranno dalla scuola di via Bonomea, sperando di poter avere ogni giorno in classe «questo modo di spiegare così dinamico, molto specifico e facile e da intuire». Non è mancato un pensiero anche a Giulio Regeni che «era uno di noi - ha detto Cerrato - perché fondava il suo lavoro su conoscenza e amore per la libertà, le basi della ricerca». «È stata una bella giornata, con elementi di novità, grazie anche agli studenti del master - la chiosa di Stefano Ruffo, il direttore della Sissa - gli incontri sono molto più vivaci. Abbiamo avuto quest’anno una partecipazione maggiore da parte anche di altre regioni». Addirittura «più composta - il suo commento fatto sorridendo - perché nel 2016 era stata più caotica, e continuiamo ad avere sempre una domanda superiore all’offerta. Sarebbe bello se ci fossero più occasioni come queste, magari la Sissa potrebbe essere presente a ulteriori manifestazioni cittadine, magari in Porto vecchio».

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