Dal buio del nazionalismo alla “casa comune europea”

In via Filzi 14 due iscrizioni ricordano l’incendio che distrusse il Narodni Dom, fulcro della vita sociale culturale ed economica della comunità slovena
Di Elena Dragan
Lasorte Trieste 13/07/10 - Via Filzi, Ex Balkan Narodni Dom, Presidenti, Giorgio Napolitano, Danilo Türk, Ivo Josipović
Lasorte Trieste 13/07/10 - Via Filzi, Ex Balkan Narodni Dom, Presidenti, Giorgio Napolitano, Danilo Türk, Ivo Josipović

Le targhe poste nel 2004 in via Filzi 14 all’ingresso del Narodni dom, la casa nazionale della comunità slovena costruita cento anni prima dall’architetto Max Fabiani e incendiata nel 1920 dall’intolleranza nazionalistica, guardano a «una nuova casa comune europea». Purtroppo esigenze estetiche (?) di rispetto del rivestimento bugnato hanno fatto sì che la scritta in italiano e quella sottostante in sloveno fossero realizzate in due targhe separate, quasi a testimoniare la difficile integrazione dell’elemento italiano e di quello sloveno all’interno della città.

In occasione del “Concerto dei tre Presidenti”, diretto da Riccardo Muti nel luglio 2010, Giorgio Napolitano, Danilo Türk e Ivo Josipovic hanno reso omaggio a quelle targhe e a un edificio dal forte valore simbolico. Ci furono molte polemiche per stabilire par condicio nella scelta dei luoghi da commemorare in quella occasione, ma forse quello che deve rimanere è l’immagine di piazza Unità invasa dalla musica e luogo di incontro degli abitanti pacificati della “comune casa europea”.

Il Narodni dom è stato un edificio emblematico dell’ascesa economica e sociale della componente slava, e in particolare slovena, a Trieste nella seconda metà dell’Ottocento. I moti del 1848 avevano avuto un forte impatto anche fra gli intellettuali sloveni e infatti risale a quella data l’elaborazione a Vienna di un programma politico della Slovenia unita. Nello stesso anno a Trieste fu inaugurato lo Slavjanski zbor v Trstu (Consesso slavo di Trieste) con sede nel palazzo del Tergesteo, in seguito denominato Slavjansko društvo (Circolo slavo). Nel 1861 fu la volta della Slavjanska narodna citalnica (Gabinetto di lettura slavo) in via Pozzo del Mare 1, in casa Brigido. Vi aderivano croati, serbi, cechi, polacchi e soprattutto sloveni, commercianti, intellettuali sloveni presenti in città, insegnanti, impiegati e possidenti, con esclusione dei membri dei ceti sociali più bassi.

Chi si incaricò di diffondere la “coscienza nazionale” soprattutto tra la popolazione del contado fu la società Edinost (Unità), prima aggregazione propriamente politica sorta nel 1874. Gli anni Settanta e Ottanta videro il fiorire di cooperative e di casse di risparmio. Ma fu la Tržaška posojilnica in hranilnica (Cassa triestina di mutui, prestiti e risparmio) che diede sostanza al sistema bancario triestino sloveno. Finanziò la costruzione del Narodni dom con l’acquisto del terreno edificabile nel 1901 e la sua inaugurazione nel 1904. Max Fabiani concepì un edificio che oggi chiameremmo polifunzionale e che accoglieva le più importanti istituzioni economiche, culturale e ricreative della comunità slovena. Oltre alla sede della Tržaška posojilnica in hranilnica, vi erano la tipografia del giornale Edinost, la Slavjanska citalnica, il Delavsko podporno društvo (Società di mutuo soccorso), il Tržaški Sokol, la scuola musicale Glasbena matica, la compagnia teatrale e altre società e associazioni. Vi si trovavano due sale di lettura, il teatro, una palestra, l’albergo Balkan, un ristorante, un caffè e inoltre gli studi e le abitazioni di alcuni professionisti.

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