Decori, sculture, affreschi Ecco i paletti da rispettare per chi vuole il Carciotti

Il Comune, in vista del terzo esperimento d’asta in programma mercoledì 24 luglio, ha chiesto alla soprintendente Bonomi di evidenziare i vincoli sulle aree di pregio del gioiello neoclassico 

il caso



Egregio albergatore/investitore, stai pensando di comprare palazzo Carciotti a quasi 15 milioni di euro in occasione dell’asta fissata al 24 luglio? Buona idea, sappi comunque che l’acquisto sottende alcune condizioni correlate alla qualità architettonico-artistica dell’immobile neoclassico imesso in vendita dal Comune.

Innanzitutto, dovrai effettuare «un accurato restauro conservativo degli ambienti» così da salvaguardare per quanto possibile le caratteristiche della residenza voluta da Demetrio Carciotti, mercante greco di stoffe, alla fine del XVIII secolo e commissionata a Matteo Pertsch. In primo piano: pavimenti lapidei, pavimenti lignei intarsiati, stucchi, stufe in maiolica, camini, serramenti originali, sculture di Antonio Bosa, affreschi di Giuseppe Bernardino Bison e di Giovanni Scola, decorazioni murali. . .

«Particolare cura» presterai, egregio albergatore/investitore, al restauro del portale d’ingresso al pianterreno, all’atrio, al cortile con rimessa per le carrozze. Se questo vale per le parti di maggior qualità, più ampia sarà la tua libertà di intervento nelle zone di minor pregio «con idee e soluzioni progettuali innovative, in cui non è da escludere il ricorso all’utilizzo di elementi di contemporaneità, al fine di adattare gli ambienti alle necessità delle nuove destinazioni d’uso. . . » .

Si chiede inoltre garanzia di pubblica fruizione «almeno della parte fronte mare dell’immobile», da conseguirsi mediante sale conferenze ed espositive o la programmazione di visite guidate.

Firmato il soprintendente dottoressa Simonetta Bonomi. La dirigente ha risposto a una lettera trasmessa lo scorso 4 giugno dal capo dei Lavori pubblici comunali, Enrico Conte, che le chiedeva fossero precisate quali aree di palazzo Carciotti andassero tutelate e quali no. Questione importante, perché chi partecipa all’asta e intende acquistare il grande quadrilatero sulle Rive, deve sapere che tipo di lavori restaurativi vengano richiesti. Questione non solo di sensibilità culturale, ma anche di valore economico. Infatti Conte ha inserito questa corrispondenza Comune-Soprintendenza all’albo pretorio, affinché i pretendenti al Carciotti fossero egualmente informati.

Non è la prima volta che gli organi periferici del MiBac intervengono sul Carciotti. Infatti il 19 febbraio 2018 il Co.re.pa.cu. (commissione regionale per il patrimonio culturale) aveva autorizzato la vendita del palazzo, a patto che fossero rispettate alcune prescrizioni: volumetrie, interventi sugli interni, tutela del carattere originario dell’edificio, pubblica fruizione della parte anteriore.

Avvicinandosi mercoledì 24, data del terzo esperimento d’asta, la dirigenza comunale vuole sia ulteriormente chiaro quali siano i compiti (e i costi) tutori a carico dell’eventuale compratore.

Il Carciotti è andato sul mercato già due volte, finora senza gioia: prima quotazione a 22,7 milioni e seconda a 19,9 milioni. Stavolta asticella abbassata a 14,9 milioni. In un primo tempo l’asta era stata fissata al 30 maggio ma il sopralluogo di un investitore ben intenzionato ha convinto il Municipio a procrastinare l’appuntamento con le buste. Si era parlato di un gruppo olandese ma senza conferme. —



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