Diaco, perquisita la casa di Cerani Finanzieri a caccia di carte sul crac

di Claudio Ernè
Assedio al castello di Strada Nuova per Opicina in cui vive Pierpaolo Cerani, già amministratore dei falliti “Laboratori Biomedicali Diaco spa”.
Lo ha posto ieri mattina un piccolo gruppo di investigatori della Guardia di Finanza, incaricati dal pm Federico Frezza di perquisire l’abitazione del manager indagato per bancarotta fraudolenta documentale. Altri militari intanto erano entrati nello studio del commercialista Walter Persi, negli uffici aziendali di via Flavia e nelle abitazioni di due strette collaboratrici di Pierpaolo Cerani: Patrizia Frausin e Mirella Petronio. Va precisato che nessuna di queste persone è indagata.
Scopo delle perquisizioni era quello di acquisire documenti utili all’inchiesta sul clamoroso crac che in un verso ha fatto perdere il lavoro a 110 operai e tecnici, in gran parte donne; e nell’altro ha fatto emergere una esposizione per debiti a breve termine per più di nove milioni di euro, di cui 2,8 già scaduti. Quattro milioni di euro sono riferiti a fornitori; 3,77 a banche a breve termine. A fronte di questi debiti la liquidità immediata è di appena tremila e 300 euro ed i crediti a breve ammontano a 890 mila euro verso i clienti; 1,7 milioni verso le società dello stesso gruppo Diaco a cui si affiancano altri 64 mila euro per crediti tributari. In totale 2,7 milioni di crediti contro nove di esposizione. Ma ritorniamo all’”assedio”.
Dopo ripetuti scampanellii nessuno ha aperto il cancello. Il muro di cinta è stato così scavalcato, senza incontrare resistenza. Alla porta d’ingresso del castelletto si è affacciata una cameriera e ha lasciato entrare gli investigatori. Pierpaolo Cerani non era in casa, ma uno dei militari appostato sul lato apposto della proprietà, ritiene di aver visto il manager allontanarsi precipitosamente verso l’adiacente bosco, confinante con le “Beatitudini”. Sta di fatto che una cinquantina di minuti più tardi il manager è rientrato nella sua lussuosa dimora, conferita alle banche creditrici poco più di un mese fa per ottenere attraverso un’ipoteca, una linea di finanziamento per l’azienda in profondo rosso.
L’esito delle perquisizioni non è ancora ben definito, ma è certamente positivo per l’inchiesta avviata dalla Procura, prima per falso in bilancio, poi con la sentenza di fallimento, per bancarotta documentale.
Grazie a queste perquisizioni e ai documenti reperiti, i militari della Tributaria hanno anche “intercettato” diecimila pompe elastomeriche di produzione coreana appena sdoganate e destinate ai falliti Laboratori Biomedicali Diaco. Dovranno essere conferite nel fallimento, così come altri 57 mila analoghi “presidi medici” custoditi in un magazzino in provincia di Udine. Anche questi finiranno nel fallimento a garanzia dei creditori. Intanto è emerso un nuovo problema per il gruppo farmaceutico, già segnato dal fallimento dei Laboratori Biomedicali, una delle sue società controllate. Una società coreana da cui la “Diaco spa” si approvvigionava, ha vinto l’arbitrato che la opponeva alla ditta di Pierpaolo Cerani. Quest’ultima dovrà versare alla società fornitrice 200 mila euro. Non è una somma ingente, ma segna comunque in modo negativo la vicenda del gruppo farmaceutico.
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