«Dirigenti con paghe stellari»: scontro Adesso Trieste-Acegas
Laterza: «Qui l’acqua più cara del 75% che a Udine: per i vertici spese anomale». La multiutility smentisce, resta il nodo della gestione futura del servizio idrico

Oltre due milioni di euro lordi l’anno per tre soli dirigenti del servizio idrico, «stipendi stellari» che finiscono dritti nelle nostre bollette, non a caso tra le più salate del Friuli Venezia Giulia: basti pensare che nel 2024 i triestini hanno pagato in media 500 euro per 150 metri cubi d’acqua, contro i 285 euro di Udine. Il 75% in più.
Il capogruppo di Adesso Trieste Riccardo Laterza passa in rassegna le spese di gestione di AcegasApsAmga e le loro ricadute sul costo dell’acqua – dati che però la multiutility smentisce – e rilancia la campagna dei municipalisti per la ripubblicizzazione del servizio idrico, a quindici anni dal referendum del 2011 e a due mesi dalla prima scadenza operativa dell’attuale concessione.
Una partita delicatissima in vista delle prossime elezioni amministrative, che vede da una parte la Regione, già avviata su un percorso di aggregazione delle multiutility pubbliche, e dall’altro un Comune di Trieste dissonate, dove Adesso Trieste spinge per una gestione pubblica ma il sindaco Dipiazza caldeggia la via della gara europea, aprendo le porte al rinnovo del controllo privato.
Andiamo con ordine. La concessione del servizio idrico integrato alla multiutility scadrà appena il 31 dicembre 2027, ma già il prossimo giugno Ausir (l’ente regolatore del sistema regionale) e Comune dovranno stabilire che indicazione fornire in materia per il futuro. Le opzioni sono tre: una gara per trovare un socio di minoranza in una realtà a capitale misto; una gara europea bandita da Ausir per l’affidamento a privati; l’affidamento diretto a una società in house. Un’opzione, quest’ultima, di cui da tempo si discute in ambienti tecnico-politici senza però trovare una linea condivisa, e che tra i partiti di opposizione vede particolarmente caldi i municipalisti, ipercritici verso le attuali tariffe pagate dai triestini, tra le più alte sul territorio.
I fattori sono diversi e, per Adesso Trieste, uno di questi riguarda il costo del personale dell’azienda, in particolare dei dirigenti: «Analizzando la “Relazione di accompagnamento alla predisposizione tariffaria” del 2023 – annota il capogruppo Laterza, ieri in conferenza stampa – risulta che AcegasApsAmga dichiari ad Ausir di avere 3 dirigenti sul servizio idrico, al costo di 2.090.884 euro l’anno, ovvero 1.909 euro lordi al giorno a testa: stipendi stellari che rendono l’acqua di Trieste salatissima». Il raffronto con il Cafc (il gestore pubblico friulano) è impietoso: «Lì 5 dirigenti costano 828.720 euro l’anno, pesando sul costo totale del personale per il 5%, contro il 19,9% di Trieste: cifre monstre, che – ribadisce Laterza – diventano ancora più assurde se raffrontate a quelle dell’intera società, che dichiara di avere 15 dirigenti per un monte salariale complessivo di 2.701.474 euro». In pratica, «i 3 dirigenti dell’acqua guadagnano quasi 14 volte tanto gli altri 12, e quei costi finiscono nelle bollette dei triestini».
Rapida la replica della multituility, che smentisce quanto diffuso da Adesso Trieste: «Il dato riportato relativo al costo dei dirigenti – precisa l’azienda – è un parziale di rilevanza statistica, non corretto, che non rileva nel calcolo delle tariffe del servizio idrico. Il costo totale del personale, che è ciò che rileva ai fini della tariffa, è coerente con quello degli altri gestori. In particolare, il costo dei dirigenti in AcegasApsAmga è totalmente allineato a quello degli altri gestori, e incide intorno al 5% sul totale costo del personale».
Il nodo delle prospettive future nella gestione degli acquedotti però resta e, col termine dietro l’angolo, a preoccupare è la mancanza di trasparenza: «Ci risulta che due settimane fa – chiosa Laterza – Ausir abbia incontrato il Comune in vista della prima scadenza operativa di giugno, e tuttavia ancora non abbiamo alcuna informazione ufficiale sull’orientamento dell’amministrazione».
Sul merito è intervenuto anche il capogruppo del Patto in Consiglio regionale Massimo Moretuzzo, rammentando come «nel referendum di quindici anni fa la maggioranza assoluta si è espressa per la gestione pubblica dell’acqua, che è un bene comune e un diritto umano fondamentale: a fronte di questa volontà chiara, e del percorso di aggregazione delle multiutility pubbliche avviato a livello regionale, stride il silenzio della giunta regionale sulla situazione di Trieste».
Un’interrogazione in merito è stata indirizzata assieme alla collega Giulia Massolino all’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro, chiedendo conto delle interlocuzioni con Ausir e della posizione della Regione sulla partita a Trieste. —
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