Discarica fuorilegge Sette nomadi nei guai

Avevano messo in piedi un “business” dei rifiuti da far invidia ai boss della Terra dei fuochi descritta da Roberto Saviano. E ci erano riusciti creando una discarica abusiva di materiali pericolosi in via Rio Primario, poco lontano dalla Risiera, all’interno di un terreno comunale. Discarica immortalata con dovizia di particolari nelle foto scattate dagli agenti della polizia locale, in cui si vedeva un “addetto” maneggiare dei rifiuti pericolosi proteggendosi il volto con una mascherina.
Per quello scempio sono finite ora nei guai sette persone. Il pm Cristina Bacer ha depositato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e si accinge a chiedere il rinvio a giudizioper sette rom diventati ora stanziali di Trieste. Quasi tutti appartengono alla famiglia Caris. Si tratta di Daniel, 26 anni, Andrea, 22 anni, Claudio, 64 anni, Gianluca, 22 anni, Alessandro, 34 anni e Francesco, 29 anni. E poi David Suffer, 33 anni.
L’ipotesi degli investigatori è che i sette abbiano smaltito per conto di un buon numero di artigiani i loro rifiuti a un prezzo decisamente basso rispetto al mercato.
Ma nei guai sono finiti anche i responsabili della Corradini srl, la ditta di recupero e trattamento di ferri e metalli di San Vito al Torre che ha acquistato i rifiuti dai rom. I nomi sono quelli di Graziella Arvieri, 67 anni, Michele Corrradini, 42 anni e Roberto Arvieri, 52 anni, rispettivamente legale rappresentante, dipendente e socio dell’azienda. Secondo il pm Bacer non solo erano a conoscenza dell’attività illecita dei rom, che avevano trasformato l’area di via Rio Primario in una discarica, ma avevano anche fornito i container per poi prelevare il materiale al di fuori di qualunque normativa relativa allo smaltimento.
Le indagini relative alla discarica di via Rio Primario sono iniziate nello scorso mese di gennaio del 2013. Gli agenti della polizia locale avevano trovato nell’area tre container e una grossa cisterna. Vicino c’era un autocarro di proprietà di Daniel Caris. Successivamente erano stati trovati altri due mezzi e un veicolo da lavoro.
Gli agenti avevano visto che Gianluca Caris raccoglieva con il suo mezzo i rifiuti ferrosi che poi venivano stoccati nei container e in terra per poi essere caricati su autocarri della ditta friulana. In questa attività, secondo gli accertamenti, Gianluca Caris nell’operazione era stato aiutato dal padre Claudio.
Nella discarica di via Rio Primario che all’inizio delle indagini era stata colpita da un provvedimento di sequestro preventivo erano stati trovati dagli investigatori non solo semplici rifiuti ferrosi, ma anche termosifoni, pneumatici, veicoli a motore, cavi elettrici, tubazioni coibentate contenenti fibre di amianto. (c.b.)
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