Assalto alla stazione di Trieste durante il corteo Pro Pal: scattano nove perquisizioni
Gli indagati per i fatti del 2 ottobre gravitano negli ambienti dell’antagonismo. Nelle loro case sono stati trovati gli abiti che indossavano la sera dell’irruzione

La Procura di Trieste ha indagato nove persone ritenute responsabili dell’assalto alla stazione ferroviaria dello scorso 2 ottobre durante un corteo Pro Pal. Appartengono ai gruppi di antagonisti triestini, ben noti alle forze dell’ordine. Stamattina sono stati perquisiti in casa dalla Digos.
Nelle loro abitazioni gli agenti hanno trovato gli abiti che indossavano in quell’occasione: sono le prove che gli investigatori cercavano per le incriminazioni. E che vanno ad aggiungersi alle immagini registrate dalle telecamere.
Era giovedì sera. Dopo un sit-in in piazza della Borsa, i partecipanti avevano animato un corteo al quale avevano preso parte circa 2.500 cittadini. Il presidio iniziale era stato comunicato alla Questura, mentre la successiva manifestazione no. Si era trattata quindi di una manifestazione «non preavvisata», anche questa finita nell’inchiesta.
Ma le indagini della Digos di Trieste si sono concentrate soprattutto su quanto accaduto dopo, verso le otto: i 2.500 partecipanti si erano incamminati lungo corso Italia verso piazza Goldoni e piazza Garibaldi per poi dirigersi in piazza Libertà. Il traffico era rimato paralizzato per quasi due ore in buona parte del centro. E qui un gruppo di facinorosi in testa al corteo – in particolare esponenti dei movimenti antagonisti affiancati da numerosi giovani stranieri di varie nazionalità – aveva tentato di fare irruzione all’interno della stazione ferroviaria con l’obiettivo di scatenare il caos, occuparla e fermare i treni. D’altronde lo slogan del corteo era chiaro: «Blocchiamo tutto».
La Polizia aveva chiuso l’ingresso principale schierando un cordone di agenti in tenuta anti sommossa. Ma una parte dei più violenti aveva svoltato l’angolo dirigendosi minacciosamente sul lato di viale Miramare. I manifestanti si erano quindi scagliati contro una vetrata laterale. L’avevano rotta e stavano per entrare. I poliziotti erano riusciti a respingerli usando i lacrimogeni.
Nei giorni successivi erano partite le indagini. L’attività investigativa della Digos è durata oltre tre mesi. E ieri gli agenti si sono presentati a casa dei sospettati. «Il personale della Polizia di Stato di Trieste – precisa un comunicato della Questura – ha eseguito nove decreti di perquisizione personale e locale emessi dalla Procura nei confronti di soggetti gravitanti negli ambienti dell’antagonismo locale indagati in concorso».
I reati contestati sono vari: danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e violazione delle disposizioni del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ndr) in materia di svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico.
Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli indagati la Digos ha rinvenuto i vestiti e anche gli accessori utilizzati dai facinorosi per ostacolare il loro riconoscimento, come le sciarpe e le badane con cui si erano ricoperti il volto. —
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