Dispersione ceneri: le acque del bacino e le pendici carsiche i luoghi prescelti

Il campione ha scelto il bacino di Monfalcone, quella sorta di lago di acqua mista che ha idealmente irrorato la storia del Novecento monfalconese: il cantiere navale, la tratta dei cefali, la Svoc e la Timavo con i suoi campioni per citare solo alcuni capitoli.
Il bacino è il mare dei monfalconesi, soprattutto di quelli anziani come quel campione di calcio, morto a maggio all’età di 89 anni: aveva espresso il desiderio che le sue ceneri fossero disperse in bacino ed è stato accontentato. Sparse in mare furono anche le ceneri di Walter Sepuca, presidente del Consiglio comunale.
I numeri svelati dagli uffici del Comune di Monfalcone testimoniano che esiste ancora una certa riluttanza alla dispersione delle ceneri. In proporzione, sembrano in leggero aumento le domiciliazioni di ceneri: nel 2018 sono state 44 su 670 decessi; nel 2019 da gennaio a ieri ne sono state domiciliate 17 su 350 decessi.
Quanto alla dispersione delle ceneri nel 2018 ci sono state 17. Nel 2019 la tendenza pare in aumento: a ieri sono già 14 su 346 decessi. Mare (e bacino) e Carso si contendono il titolo di posto prediletto per chi sceglie l’alternativa al camposanto. Ma c’è chi ha preferito i monti del Tarvisiano, il canale della Cavanata a Fossalon, l’Isonzo e perfino un suo antico antenato, il canale di Isola Morosini.
A Gorizia, dato di un paio di anni fa, l’Isonzo – parco di Piuma – stava diventando un riferimento consolidato per quanto attiene al tema.
Ovvio che le ceneri non si possono disperdere ovunque e che ciò avviene solo in caso di una volontà dichiarata della persona interessata.
Sempre più numerosi sono coloro i quali preferiscono custodire in casa l’urna con le ceneri del proprio congiunto, dimostrando in tal modo di aver elaborato quella sorta di riflesso condizionato (dalla Chiesa? ) secondo cui tenersi il caro estinto in casa porta male. Convincimento questo molto radicato fino a una decina di anni fa e che non ha mancato di stimolare commedie più o meno divertenti.
Il regolamento del Comune di Monfalcone oltre a recepire la normativa nazionale precisa che Nel territorio del Comune di Monfalcone la dispersione delle ceneri è ammessa: in aree appositamente destinate all’interno del cimitero; in natura a distanza non inferiore a 400 metri da insediamenti abitativi. La dispersione in mare, nei fiumi, nei corsi d’acqua ad alveo pieno e nei laghi è consentita nei tratti liberi da natanti e manufatti e comunque a distanza non inferiore a 200 metri da stabilimenti balneari; in aree private, all’aperto. Per la dispersione in aree private, a distanza non inferiore a 400 metri da insediamenti abitativi, è necessario l’assenso scritto dei proprietari, che va allegato alla richiesta di autorizzazione alla dispersione.
Dunque, a una prima lettura del regolamento sembra che la dispersione sul Carso sia meno soggetta ai vincoli che riguardano il mare. Chissà tra quanti anni i cimiteri rimarranno senza “clienti” tra dispersioni di ceneri, custodia dell’urna in casa e altre, future, alternative al camposanto.
E per quanto riguarda quello di Monfalcone nel 2019 ricorre la posa della prima pietra che avvenne dopo un iter burocratico a dir poco complesso. Come a dire che chi non muore mai è la burocrazia. –
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