Donatori di sangue: 50 anni di vita ma donazioni in calo

La flessione è del 3%, a Trieste 21.500 soci di cui 13mila attivi. Il presidente Furlani: «Preoccupato per il futuro»
Di Pierpaolo Pitich
20070401 - CRO - ROMA - MEDICINA:TROVATI ENZIMI PER CREARE SANGUE ZERO UNIVERSALE - (EMBARGO FINO ALLE ORE 19 DI OGGI 1 APRILE) - Un'immagine d'archivio del 2005, relativa a sangue e trasfusioni. Scoperti in due batteri gli enzimi capaci di convertire il sangue dei gruppi A, B, AB in gruppo ..zero, ovvero quello dei cosiddetti donatori universali perche' utilizzabile per le trasfusioni su soggetti di qualsiasi altro gruppo sanguigno. VIRGINIA FARNETI / ARCHIVIO-ANSA/BGG..
20070401 - CRO - ROMA - MEDICINA:TROVATI ENZIMI PER CREARE SANGUE ZERO UNIVERSALE - (EMBARGO FINO ALLE ORE 19 DI OGGI 1 APRILE) - Un'immagine d'archivio del 2005, relativa a sangue e trasfusioni. Scoperti in due batteri gli enzimi capaci di convertire il sangue dei gruppi A, B, AB in gruppo ..zero, ovvero quello dei cosiddetti donatori universali perche' utilizzabile per le trasfusioni su soggetti di qualsiasi altro gruppo sanguigno. VIRGINIA FARNETI / ARCHIVIO-ANSA/BGG..

Un gesto di generosità e di responsabilità che può salvare molte vite umane. E’ questo il messaggio che ormai da cinquant’anni l’Associazione Donatori Sangue di Trieste sta portando avanti sul territorio, al fine di sensibilizzare la popolazione sull’importanza e sul valore sociale della donazione. Ma se da un lato l’associazione può in questo 2013 festeggiare con soddisfazione il mezzo secolo di vita, dall’altro è costretta a fare i conti con un fabbisogno sempre maggiore di sangue da parte del Dipartimento di Medicina Trasfusionale e con una flessione delle donazioni pari al 3 per cento negli ultimi dodici mesi. Anche se il ricorso alle unità di sangue acquistate dagli altri centri della regione è calato nel corso dell’ultimo anno solare di circa un migliaio di sacche, Trieste non può ancora considerarsi a tutti gli effetti una provincia autonoma sul fronte della disponibilità di sangue.

«In questo momento riusciamo appena a compensare quella che è la richiesta globale, ma è chiaro che alla prima emergenza andiamo in difficoltà - spiega Ennio Furlani, dal 1983 presidente dell’Ads di Trieste -. In sostanza si può dire che il presente è sotto controllo, ma il domani, che nel campo della medicina è impossibile da programmare, rimane un’incognita».

Ad oggi sono 21.500 i soci dell’associazione, di questi oltre 13.000 sono donatori attivi: in pratica il 5 per cento della popolazione della provincia che rientra nei parametri per la donazione, dato in linea con la media nazionale e dove è in crescita il numero degli under 30. Per donare il sangue, oltre a possedere uno stato di salute buono, con pulsazioni del cuore e pressione arteriosa regolari, bisogna avere un’età compresa tra i 18 ed i 65 anni (60 per la prima donazione) ed un peso corporeo superiore ai 50 kg: in un anno, nella provincia di Trieste, sono circa 12 mila le donazioni complessive. «Dietro al gesto della donazione c’è un aspetto culturale di base che custodisce un significato profondo - continua Furlani -. Non deve essere un qualcosa di obbligatorio e coercitivo, ma un gesto spontaneo e naturale: donare il sangue significa aiutare persone che non si conoscono, di etnia, nazionalità e religioni diverse, dunque un atto di grande altruismo e solidarietà». L’Ads ha avviato un campagna di sensibilizzazione ad ampio raggio sul tema, tramite concorsi nelle scuole, passeggiate all’aria aperta, collaborazioni con associazioni sportive e musicali e soprattutto attraverso il coinvolgimento degli studenti degli Istituti superiori della provincia e dell’Università. Dal 2002 inoltre è attiva l’Autoemoteca, nata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Crt, con l’idea di “andare incontro” ai donatori con prelievi sul territorio, aggiungendo così un ulteriore tassello ai due centri trasfusionali dell’Ospedale Maggiore e del Burlo Garofolo. «In questo periodo stiamo vivendo una doppia crisi, non solo economica ma soprattutto di valori - conclude Furlani -. E’ chiaro che bisogna partire dalla famiglia e dalla scuola, ma serve poi il coinvolgimento attivo di tutte le Istituzioni, altrimenti non si va da nessuna parte. Guardando al futuro, non si può non provare un sentimento di amarezza per la decadenza della società che rischia di spegnere il sogno di solidarietà che abbiamo sempre portato avanti».

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