Duemila gli esuli istriani che si rifugiarono a Grado

Delle vicende di 65 anni fa si è parlato nell’incontro dedicato a quanti si stabilirono sull’Isola o nella frazione di Fossalon. Oggi rappresentano l’8% dei residenti
Di Antonio Boemo

Circa 120 profughi istriani trovarono ricovero a Grado esattamente 65 anni fa. Alloggiarono tutti (anche cinque o sei per stanza) a Villa Teresa, che proprio in questo periodo – dopo diversi anni di chiusura – viene ristrutturata mantenendone intatto l’aspetto architettonico.

Di quanto accadde 65 anni fa se n’è parlato anche in occasione dell’ “Incontro istriano”, dedicato a quelli che sono residenti a Grado, svoltasi alcuni giorni fa. Ricordi, quelli legati a Villa Teresa, portati alla luce da una delle persone, Tullio Svettini, che allora trovarono alloggio proprio in quell’edificio. Frammenti del passato che si collegano oggi con quelli degli istriani che emigrarono in Australia, la cui partenza proprio in questi giorni viene ricordata a Trieste.

A Grado esuli istriani trovarono alloggio, oltre che a Villa Teresa, anche in diversi altri edifici come le ville Aida, Alga, Santina, Istria e Minerva. Allora transitarono per Grado circa duemila profughi. Di questi un migliaio si stabilì definitivamente nell’Isola o a Fossalon. Oggi si calcola che a Grado ci siano ancora circa 500 istriani (circa l’8 per cento della popolazione).

L’arrivo degli esuli avvenne in più tornate e in periodi diversi. Un primo “sbarco” avvenne nel 1947, seguito da altri fra il 1949 e il 1950. L’ultimo fu nel 1954 quando, a seguito del memorandum di Londra, Trieste tornò all’Italia e contestualmente tantissimi istriani lasciarono Buie, Cittanova, Umago e altre località passate all’ex Jugoslavia.

Questi ultimi trovarono sistemazione in particolare a Fossalon, dove peraltro c’è anche una piccola comunità di esuli veneti. Di quest’ultimo esodo istriano a Grado ne narra anche Fulvio Tomizza nel libro “Il bosco di acacie”.

Il perché della scelta di Grado sta essenzialmente nel fatto che è una località di mare per certi versi simile a quelle istriane. «Credo – dice Tullio Svettini – che mai avremo pensato di essere accolti così bene dalla gente di Grado. Certo, tutti hanno dovuto fare dei sacrifici ma tutti noi siamo riconoscenti».

Villa Teresa ospitò gli istriani sino al 1958 quando nella proprietà subentrò la famiglia Mariannini, che la condusse sino al 1993. Era allora l’ultima casa di Grado, oltre c’era la palude. Tra gli abitanti di Villa Teresa molti erano rovignesi. «Nel 1949 – ricorda Svettini” – la mia famiglia arrivò a Grado esule da Rovigno d’Istria , dopo un brevissimo periodo passato al campo profughi di Udine. Io e mio fratello Claudio, mio padre Mario, mia madre Eufemia e mia nonna Emilia, ci siamo sistemati in una stanza in affitto in Villa Teresa. Fra tutti gli altri - aggiunge - ricordo la famiglia Burla con le quattro sorelle: Lucia, Erasma, Letizia e Ilda, le “piccole donne”. Nei campi retrostanti la villa facevamo salire gli aquiloni di pascoliana memoria, fatti con canne, carta colorata e colla di farina».

Da Villa Teresa la famiglia Svettini, così come altre famiglie di profughi istriani, si trasferì in Colmata, vicino a quella che oggi è la spiaggia della Costa Azzurra ma che allora – parliamo del 1954 – vicino alle abitazioni si presentava come una distesa di fango, sabbia e acquitrini.

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