Rimossi gli ordigni bellici dal porticciolo di Barcola, ma lo specchio d’acqua resta interdetto
Al lavoro gli specialisti del 3° Reggimento Genio Guastatori, la Regione sta predisponendo un appalto per la bonifica bellica dell’area marina

Sono stati messi in sicurezza e trasferiti in una zona protetta gli ordigni bellici emersi dal fondale durante i lavori di dragaggio del porticciolo di Barcola. Venerdì mattina gli specialisti del Terzo Reggimento Genio guastatori di Udine sono intervenuti per identificare e recuperare le granate d’artiglieria sollevate da una benna durante gli scavi. I residuati della Seconda guerra mondiale ricoperti dal fango erano venuti alla luce il 25 marzo.

Appena gli operai si erano resi conto di ciò che era stato trovato, avevano immediatamente sospeso l’attività e contattato le forze dell’ordine. Sul posto con gli artificieri della Polizia di Stato erano arrivati i Carabinieri e la Guardia Costiera. Come da protocollo, la Prefettura di Trieste aveva quindi allertato il Comando Forze operative Nord che, a sua volta, aveva attivato il reparto specialistico della Brigata “Pozzuolo del Friuli”.
Il dragaggio, oltre a migliorare la navigabilità dell’area da diporto, aveva come obiettivo la rimozione dei detriti e dei rifiuti accumulati negli anni. I sondaggi preliminari non avevano però evidenziato particolari criticità e di certo nessuno immaginava di trovare delle bombe. Una volta ripuliti dal fango, gli ordigni presentavano importanti incrostazioni e segni di ruggine.
Dopo una prima fase di riconoscimento visivo, per escludere la presenza di un caricamento chimico o speciale il personale dell’Esercito ha eseguito delle scansioni radiografiche delle granate da 88 millimetri ad alto potenziale di fabbricazione inglese. Una volta esclusa la presenza di componenti chimiche, e in assenza di sistemi di innesco, i 17 residuati bellici allineati sul molo sono stati caricati su un furgone e trasferiti altrove per essere custoditi e conservati in un luogo sicuro fino alla loro definitiva distruzione.

L’operazione si è conclusa intorno alle 11 e nelle prossime settimane gli ordigni verranno fatti brillare dai militari in maniera controllata.
Al termine dell’intervento l’area è stata dissequestrata, come dissequestrati sono stati anche i pontoni interessati ai lavori e i magazzini presenti nelle immediate vicinanze, ma le attività di messa in sicurezza della zona non sono ancora terminate. Se è vero che si può passeggiare tranquillamente nell’appena rinnovato porticciolo, lo specchio d’acqua interno, per il momento rimane interdetto alla navigazione.
Andrà infatti escluso che sul fondale siano presenti ulteriori pericoli. E in caso ce ne fossero dovranno essere rimossi in sicurezza. La Regione sta quindi già predisponendo un appalto per la fase di “debombing” dell’area, ma l’iter ha dei tempi da rispettare. Con l’arrivo della bella stagione, l’obiettivo è ridurli al massimo per consentire il regolare svolgimento delle attività da diporto. Quel che è certo è che la bonifica bellica del fondale si svolgerà in più fasi e le tempistiche dipenderanno anche da ciò che verrà individuato.
«Le operazioni compiute in questi giorni – ha sottolineato a margine dell’intervento l’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro – erano necessarie, quanto emerso nel porticciolo di Barcola è stato un ritrovamento decisamente inatteso: in quella zona non vi è mai stata infatti attività bellica diretta e il bunker non è mai entrato in funzione. È quindi plausibile che, considerando l’origine delle munizioni e la storia di Trieste, gli ordigni siano stati abbandonati al momento del ritiro delle truppe britanniche».
Facendo il punto sulle prossime fasi dell'intervento, l’assessore ha chiarito che la Regione ha già le risorse necessarie per effettuare una verifica bellica completa dell’area.
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