Emergenza senzatetto a Trieste: 235 posti letto per accoglierli

Dal 2020 la rete comunale è più che quadruplicata. Tognolli: «Fenomeno da affrontare tutto l’anno»

Laura Tonero
Il dormitorio della Comunità di San Martino al Campo
Il dormitorio della Comunità di San Martino al Campo

Negli ultimi anni i senzatetto in città sono aumentati, tanto da spingere il Comune di Trieste ad ampliare ulteriormente i posti letto a disposizione delle persone senza fissa dimora, che versano in uno stato di grave marginalità sociale ed economica. E che in queste giornate di neve, bora e temperature rigide necessitano più che in altri momenti dell’anno di un riparo.

A loro il Comune, grazie a un sistema integrato in collaborazione con realtà del terzo settore, garantisce ora 235 posti letto. Una disponibilità più che quadruplicata dal 2020. Visto che allora per quella che veniva definita “emergenza freddo”, nei mesi invernali venivano reperiti 50 posti letto. Nel tempo, però, quelle che di fatto erano soluzioni da attivare all’occorrenza sono diventate invece strutturali, per 12 mesi all’anno, portando prima la disponibilità a 193 posti un anno fa e ora, come detto, a 235.

«Non si tratta più di emergenza freddo: la risposta che viene data a queste persone si è evoluta, garantendo una soluzione tutto l’anno, non quindi la mera attivazione di qualche decina di posti letto quando le temperature calano», precisa l’assessore ai Servizi Sociali Massimo Tognolli. Sorpreso dalle accuse mosse dalla segretaria provinciale del Pd Maria Luisa Paglia, che in una nota ha denunciato «il finanziamento del Comune solo di 20 posti di emergenza freddo». «Direi che i numeri parlano da sé, non aggiungo altro», così Tognolli.

L'assessore alle Politiche sociali Massimo Tognolli
L'assessore alle Politiche sociali Massimo Tognolli

Nello specifico 35 posti sono disponibili al Theresiano, 25 nel dormitorio della Comunità di San Martino al Campo di via Udine, 24 all’hotel Alabarda di via Geppa, 18 nella struttura Marana Tha di via Vasari. Altri 13 trovano spazio a Villa Stella Mattutina a Opicina, 13 a casa Betania in via Chiadino, 20 a la Villetta di Opicina e altri 30 con il progetto Housing First che fruisce di strutture diverse tra le quali le palazzine del Cad sempre a Opicina.

Un letto, la possibilità di mangiare, cambiarsi abiti e biancheria, farsi una doccia calda: servizi oramai disponibili tutto l’anno, ma che ovviamente vengono utilizzati soprattutto in giornate come queste.

La crescita delle persone senza fissa dimora, riscontrabile tra l’altro anche da alcune situazioni venutesi a creare in città, impone ovviamente all’amministrazione maggiori investimenti economici in tal senso. Negli ultimi due anni per dare un posto letto e dei servizi di conforto ai senza fissa dimora – altra cosa sono i richiedenti asilo che fanno riferimento a un circuito d’accoglienza diverso – erano stati spesi circa 2,6 milioni di euro. «Per quest’anno abbiamo già messo a disposizione 2,6 milioni – indica Tognolli – ma è evidente che entro dicembre la cifra verrà abbondantemente superata».

I senzatetto a Trieste sono per lo più uomini, estremamente vulnerabili, spesso con problemi di salute fisica, mentale e di dipendenze. Ma a fruire di quei posti letto sono anche famiglie sia italiane che straniere, senza casa e con urgente bisogno di un’accoglienza.

«Li intercettiamo sul territorio, anche a fronte di segnalazioni – spiega Tognolli – poi il personale dei Servizi sociali si muove, talvolta anche quello della Polizia locale, per capire la loro situazione e accompagnali nella struttura individuata». Però accade che «noi cerchiamo di convincerle a restare e a fruire del posto letto e dei diversi servizi, ma spesso non vogliono restare, si fanno una doccia, magari dormono una notte e poi se ne vanno e tornano in strada. Sono persone libere, la loro permanenza lì non può essere quindi coercitiva».—

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