L’enoteca “L’angolo di Rocco” presa di mira dai vandali

Imbrattato l’esterno dell’ex macelleria del “paròn”

Gianpaolo Sarti
Una delle due scritte comparse – con ogni probabilità durante la notte – davanti all’entrata della nuova enoteca “L’angolo di Rocco”.
Una delle due scritte comparse – con ogni probabilità durante la notte – davanti all’entrata della nuova enoteca “L’angolo di Rocco”.

Due scritte grandi, una di colore grigio e l’altra nera: «Alerta» e «Antifa». Un atto vandalico, perché di questo si tratta, che stavolta ha preso di mira le pareti esterne della nuova enoteca “L’angolo di Rocco” di via Tarabochia.

È l’ex macelleria appartenuta in passato alla famiglia del Paròn, prima al padre Giusto, poi a Nereo e quindi al figlio Bruno, di recente riqualificata dall’imprenditore Vincenzo Settimo, direttore generale di Edilimpianti, società che gestisce importanti cantieri in città.

A pochi mesi dall’inaugurazione dello scorso maggio, dunque, il locale deve fare i conti con i teppisti. «Spiace constatare che ancora oggi a Trieste si verifichino episodi deplorevoli come quello avvenuto presumibilmente nella notte tra il 6 e il 7 novembre sulle pareti esterne dell’enoteca», scrive Edilimpianti in una nota.

Un gesto che sfregia un luogo simbolo della città, restituito e riaperto alla cittadinanza dopo un intervento che ha ridato vita a un pezzo di storia triestina.

Edil Group «condanna fermamente ogni forma di inciviltà, estremismi e vandalismo: comportamenti di questo tipo non appartengono al nostro modo di operare e non rappresentano i valori in cui crediamo», viene affermato nel comunicato. «È doloroso vedere come ancora oggi ci siano gesti che offendono la memoria e il valore dei luoghi della nostra città», dichiara Settimo. «L’Enoteca Rocco non è soltanto un edificio recuperato, ma un simbolo della Trieste che sceglie di valorizzare la propria storia, di curarla e di trasmetterla alle generazioni future. Di fronte a episodi come questo, che colpiscono ciò che con impegno e passione è stato restituito alla comunità, non possiamo restare indifferenti». —

 

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