Sesso in auto dopo la discoteca: «Non fu stupro», ventenne assolto
Il pm aveva chiesto la condanna a 8 anni, ma i giudici alla fine hanno prosciolto l’imputato perché, dopo quanto emerso, il dubbio che il rapporto fosse consensuale rimane. I fatti risalgono alla notte del 7 agosto 2020: entrambi avevano scelto il Cantera di Sistiana per una serata con amici

Quei rapporti sessuali avuti dopo una serata in discoteca a Sistiana non furono uno stupro. Giovedì il Collegio del tribunale di Trieste ha assolto per insufficienza di prove il ventenne gradese I. A. F. , di origini sudamericane, che era finito alla sbarra con l’accusa di violenza sessuale. Il pm Matteo Tripani aveva chiesto la condanna a 8 anni di carcere, ritenendo che la versione della ragazza fosse attendibile e coerente. Mentre la difesa (affidata agli avvocati Claudio Strata e Giancarla Bissattini) aveva invocato l’assoluzione, sostenendo che la ragazza fosse consenziente e mettendo in luce una serie di incongruenze e contraddizioni. I giudici alla fine hanno prosciolto l’imputato perché, dopo quanto emerso a dibattimento, il dubbio che il rapporto fosse consensuale rimane. La ragazza si era costituita parte civile nel processo (con l’avvocato Massimo Zanetti), chiedendo un risarcimento da 30 mila euro.
La vicenda risale alla notte del 7 agosto 2020 e riguarda due ragazzi che all’epoca erano poco più che maggiorenni e si conoscevano di vista. Lei, residente all’estero ma originaria di Grado, aveva aderito a una serata in discoteca insieme ad altri amici. La comitiva aveva scelto il Cantera, noto locale di Sistiana che poi ha cambiato nome e proprietà. Lui le aveva dato un passaggio in auto. Una volta lì, la ragazza aveva bevuto parecchio, ma non al punto da essere completamente ubriaca e perdere il controllo. Ballando era scattata una forte attrazione con quel ragazzo, sfociata in un primo bacio fuori dal locale. Qualche minuto dopo, i due si erano appartati in auto, nell’area del parcheggio del locale, e lì si erano baciati di nuovo.
Sui successivi atti sessuali, le versioni divergono. Lei ha sostenuto di essersi opposta a un rapporto completo, avvenuto sul cofano dell’auto mentre il ragazzo la immobilizzava. Lui ha sempre affermato di non aver ricevuto un palese rifiuto. La ragazza, a suo dire, non solo «ci stava» ma in alcuni frangenti avrebbe anche preso l’iniziativa. I due si erano poi ricongiunti al resto della comitiva e la giovane si era ritrovata nella stessa auto. Un secondo atto sarebbe andato in scena a Grado, quando la ragazza e l’imputato erano rimasti di nuovo soli. Lui avrebbe insistito per un rapporto orale, ma lei era stata presa da conati di vomito. La ragazza aveva raccontato l’accaduto a un’amica la notte stessa, connotandolo come uno stupro. Il giorno dopo si era rivolta ai carabinieri, salvo poi formalizzare la denuncia un mese dopo, una volta rientrata nel Paese di residenza. I difensori, nella loro arringa, hanno messo in discussione la credibilità della persona offesa, evidenziandone le presunte contraddizioni, sia nella narrazione resa, sia nelle reazioni dopo l’asserito stupro. Tra le «reazioni e gli elementi incoerenti» i legali hanno contestato: la mancata fuga dall’auto, la mancata richiesta di aiuto pur avendone avuto occasione, il viaggio di ritorno in auto con l’imputato, i vestiti intatti e l’assenza di lividi. Il Collegio, presieduto da Giorgio Nicoli, ha assolto l’imputato. —
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