Erjavec: «I Balcani sono Europa E non dimentichiamo la Turchia»

INVIATO A BLED. Bled per due giorni, grazie allo Strategic Forum, è stata l’ombelico dei Balcani occidentali. E lui, Karl Erjavec, ministro degli Esteri della Slovenia, un perfetto padrone di casa. Obiettivo raggiunto: Lubiana si è proposta alla grande come “porta” politica, diplomatica e anche commerciale che collega l’area dell’ex Jugoslavia a Bruxelles. A parte qualche “scaramuccia” con la collega croata Vesna Pusi„, per Erjavec c’è tanta farina nel sacco. Soprattutto nei rapporti con l’Italia e la presenza del presidente del Consiglio Enrico Letta al Forum.
Continuerà il processo di allargamento dell’Ue nei Balcani occidentali?
Questo processo non deve arrestarsi. Un processo a vantaggio dei Paesi che vogliono aderire, ma anche della stessa Europa. Non riesco a immaginare un’Unione europea senza i Balcani occidentali. Certo i Paesi aspiranti devono soddisfare tutti i parametri comunitari.
In quanti anni?
Non serve che ciò avvenga domani, ma la prospettiva deve rimanere ferma. Senza dimenticare i Paesi come la Turchia o altri che hanno un’importanza strategica fondamentale per l’Europa che deve elaborare una propria visione a lungo termine relativa proprio all’allargamento. Del resto avere i Balcani occidentali nel’Unione europea è sinonimo di stabilità.
È verò però che c’è una pesante crisi politico-istituzionale in Bosnia che è il cuore dei Balcani...
È vero. Mi sono incontrato con il ministro degli Esteri bosniaco Lagumdžija e confermo che la situazione è pessima. Ci sono blocchi politici. Solo un anno fa a Sarajevo avevo percepito una situazione diversa, si vedeva una volontà politica di proseguire sulla strada europea, ma oggi tutta la politica bosniaca è concentrata sulle elezioni politiche del 2014 e per questo ritengo che l’Alto esponente per la politica estera dell’Ue Cathrine Ashton dovrebbe svolgere lo stesso ruolo e lo stesso sforzo che ha giocato nella mediazione tra Serbia e Kosovo. Serve il dialogo tra le diverse etnie, altrimenti non si va da nessuna parte.
I rapporti bilaterali tra Italia e Slovenia sono invece improntati al sereno, non fosse per quella “nuvola” rappresentata dal tema del rigassificatore di Trieste. Come pensate di risolvere questo problema?
I rapporti bilaterali sono molto buoni. L’Italia è per noi un partner commerciale e politico veramente strategico. Abbiamo ottime rilevazioni in tutti i settori. Il problema del rifgassificatore è un problema antico, lo conosciamo bene. La Slovenia vuole che si faccia un’accurata indagine delle ricadute sull’ecosistema dell’Alto Adriatico del progetto e desideriamo che simili infrastrutture siano edificate un po’ più lontane dal confine sloveno.
Cosa fare allora di concreto?
Italia, Slovenia e Croazia dovrebbero elaborare una strategia comune relativa a questo ecosistema, ossia l’Alto Adriatico, che è molto delicato.
E sul progetto di Zaule?
Spero che si trovi una soluzione con il dialogo che comunque va avanti, sia a livello ministeriale, sia a livello dei due primi ministri che si sono incontrati proprio qui a Bled. Spero che troveremo una soluzione accettabile per la gente e a tutela di questo Adriatico che è un mare comune.
Riuscirà la Slovenia a svolgere il compito a casa assegnatele dalla Commissione Ue e relativa alla crisi ed evitare così l’intervento diretto di Bruxelles? La scadenza di ottobre è alle porte...
Sono ottimista. Credo che ce la faremo. Nel marzo scorso eravamo in una situazione peggiore di adesso. È vero, però, che la Slovenia non ha molto tempo a disposizione.
Quale potrebbe essere la chiave di volta?
Sarà il risanamento del sistema creditizio del Paese mentre il compito più difficile sarà l’approvazione della Finanziaria per il 2014 che deve essere conforme ai parametri di Maastricht.
Ma all’interno del governo ci sono interessi difformi...
Vero, c’è chi punta a dare maggiore competitività e strumenti all’economia e chi, invece, vuole salvaguardare lo stato sociale e cioè che ritene che la crisi non deve ancora pesare sugli strati sociali più poveri. Come presidente del Partito dei pensionati sposo la seconda delle due tesi.
Il governo Bratušek sopravviverà o, come si dice da più parti, gli subentrerà un esecutivo di tecnici?
Se dovesse esserci un governo tecnico questo sarebbe un esecutivo tecnico di Bruxelles. Ripeto, credo che ce la faremo da soli, ma noi che formiamo la coalizione dobbiamo garantire stabilità politica, trovando il modo per chiudere il bilancio di Stato per il 2014. Sarà il compito più difficile, l’ostacolo che dobbiamo superare, ma sono ottimista.
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