Tragedia di Porto Vecchio, in centinaia in piazza Libertà: «L’indifferenza uccide»
La manifestazione annunciata dopo la morte dei due giovani per il rogo ai magazzini 18 e 19. Franchi (Linea d’ombra): «Serve una lotta per non permettere di chiudere la piazza»

Fiori e collera. Alcuni crisantemi bianchi, qualche garofano rosso. Tantissimi triestini ma anche molti richiedenti asilo. Tra loro in tanti anche per un mese o più trovano rifugio nei magazzini diroccati del Porto vecchio, ora chiusi dalla polizia. Secondo la questura, in piazza ci sono circa 200 persone.
«Non sappiamo dove dormiremo stanotte, fa freddo», risponde in inglese un giovane afghano che da un mese vive nel Khandwala, la "casa rotta" come la chiamano i migranti in pashtu.
A esprimere la rabbia a megafono è un giovane afghano di 21 anni che indica la polizia: «Sono qui per uccidere le persone, così come tanti governi nel mondo. Se non avessero impedito a queste persone di mangiare in piazza Libertà non avrebbero acceso un fuoco nei magazzini del Porto vecchio e forse non ci sarebbero stati morti. Vorrei che la piazza del mondo continuasse ad essere come prima».
Il ragazzo racconta che un poliziotto turco ha sparato a un suo amico che è morto davanti ai suoi occhi durante il suo durissimo viaggio verso l'Europa , di cui Trieste è la porta.
E aggiunge: «Se moriamo mentre siamo in viaggio sulla rotta balcanica non è colpa dei governi, è colpa dei potenti dell'Afghanistan che ci uccidono e ci spingono a fare un viaggio pericoloso per nostra scelta. Ma qui siamo in Italia, in una democrazia. Ogni anno muore qualcuno a novembre e dicembre, non è la prima volta che capita».
Omar prende la parola subito dopo Gian Andrea Franchi, uno dei due fondatori di Linea d'ombra: «Grazie di essere qui. Speriamo di vedervi spesso anche in altre giornate, non solo quando muore qualcuno».
Franchi chiede di fare «una lotta per non permettere di chiudere la piazza» alla politica,cosa che paventa sia l'intenzione ultima della decisione della questura mentre inizia la campagna elettorale.
Gli interventi vengono interrotti per dare spazio a un momento di preghiera, islamica, che viene cantata al megafono. Gli accenti si sentono a mala pena tra folate di bora che spazzano la piazza e sollevano polvere.
Parlano donne triestine che dicono di «vergognarsi» della loro città. C'è anche il collettivo Marco cavallo.
Il corteo
C'è una bandiera della Palestina che sventola appesa a un lampione.
E c'è chi suggerisce a microfono una "passeggiata" verso il Porto vecchio. Si forma un piccolo corteo spontaneo mentre altri depositano fuori vicini a lumini al centro della piazza. Vicino a un cartello "l'indifferenza uccide".
Al termine della manifestazione, si forma un piccolo corteo spontaneo, con circa 100 persone arrivate davanti al mercato della stazione, spazio dove le associazioni avrebbero voluto si realizzasse un centro di prima accoglienza. Parte il coro "Fedriga, Dipiazza , assassini".
«Le persone vengono lasciate fuori perché c'è una chiara volontà politica di lasciarle fuori. Ci siamo 100 posti liberi in accoglienza, 100 persone che potrebbero essere accolte subito. È una chiara volontà di escludere. Via gioia è un simbolo", viene scandito in un intervento da una ragazza.
Un'altra, a megafono, afferma «se spaccassimo queste vetrine», quelle del mercato della stazione , "non sarebbe violenza, è violenza non pensare a dove dormiranno quelli che dormivano nel magazzino 18, con la bora a 100 chilometri orari".
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