Esatto, il Comune “indaga” sull’indennità presa da Scoccimarro

In ballo 40mila euro in due anni per deleghe operative Omero: non autorizzate dai soci. La replica: tutto in regola
Di Piero Rauber
sterle trieste 09 06 08 esatto
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Fra il Comune di centrosinistra e il presidente della partecipata Esatto Fabio Scoccimarro, nominato in epoca centrodestra, è tempo di ferri corti. Anzi, di resa dei conti. Perché, alla fin fine, di conti - o meglio di soldi - si tratta: 40mila euro. Soldi che l’amministrazione Cosolini non esclude persino di poter decidere eventualmente di chiedere indietro a Scoccimarro. Non per sé ma per Esatto, di cui il Municipio è comunque azionista di maggioranza col 66,67%.

Tutto ruota attorno a una questione di deleghe operative in seno al Cda di Esatto - remunerative per statuto - di cui lo stesso Scoccimarro si è occupato e si sta occupando. Deleghe in bianco - nel senso che agli uffici che fanno capo oggi all’assessore alle partecipate Fabio Omero non risultano indicate espressamente dall’assemblea dei soci di Esatto - e quindi forse fuorilegge, dubita appunto il Comune cosoliniano. Deleghe limpidissime come l’acqua azzurra di Battisti, ribatte Scoccimarro.

Ma andiamo con ordine. Il Cda di Esatto, che scade nel 2014, ha cinque componenti. Due sono del socio privato e tre rispondono al Municipio: oltre a Scoccimarro (in quota Pdl ex An) nel 2011, prima delle elezioni, l’amministrazione Dipiazza confermò l’ex Fi oggi Pdl Livio Maraspin e indicò Mario Bussani per la Lega.

Il presidente ha un’indennità di ruolo di 15mila euro lordi l’anno, il vicepresidente e gli altri consiglieri di 10mila. Nel caso dei manager in carica, il presidente - cioè Scoccimarro - arriva a 35mila perché ai 15mila di base si aggiungono 20mila per le indennità di delega che ha gestito e sta gestendo nell’ambito delle competenze del Cda. Analogamente, sempre per effetto di un’indennità di delega, il suo vice - cioè Maraspin - passa da 10 a 15mila. Il fatto è - insiste Omero per conto del Municipio - che quelle indennità potrebbero essere il frutto di una procedura non regolare: «Le deleghe vanno attribuite dall’assemblea dei soci. Lo dice, in assenza di previsione statutaria, il Codice civile. Se nel 2008, nella determinazione dei compensi, si faceva un richiamo ad eventuali deleghe, nell’assemblea dei soci che è coincisa con il rinnovo del Cda del 2011 non c’è stato, dai verbali, alcun accenno». Sarebbero insomma deleghe “fai da te”, direttamente nel Cda. E così - lascia intendere l’assessore di Cosolini - se tali dubbi fossero confermati, potrebbe essere chiesta in sede di assemblea dei soci di Esatto la restituzione di 50mila euro: 20mila volte due (2011 e 2012) e quindi 40mila a Scoccimarro, 5mila volte due e quindi 10mila a Maraspin.

Nell’assemblea dei soci della scorsa settimana - all’atto della chiusura di bilancio nonché del programmato commiato del collegio sindacale uscente e dell’insediamento di quello entrante - lo stesso Scoccimarro, messo in guardia proprio da Omero alla vigilia, ha chiesto lumi al collegio uscente, ricevendo rassicurazioni: tutto ok. Omero però ha annunciato che chiederà lumi a sua volta al nuovo collegio, «nel rispetto del lavoro dei sindaci precedenti». Esatto - ribatte Scoccimarro - è una società in utile con 56 dipendenti, il costo totale delle deleghe del Cda corrisponde a circa metà del costo di un dipendente, gli amministratori di Esatto stanno operando con grande spirito di sacrificio e del dovere, anteponendo gli interessi pubblici ai propri».

C’è puzza di politica, allora? «Nient’affatto - mette le mani avanti Omero - e prova ne siano gli ottimi rapporti che la giunta comunale ha con Amt Spa (dove il management è tutto ex An, ndr) cui più volte è stata riconosciuta pubblicamente la professionalità». «Quelli di Amt vanno d’accordo con Omero? E perché, non ci vado anch’io, d’accordo?», la chiude con un punto di domanda Scoccimarro.

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