Faceva prostituire connazionale cinese: i Carabinieri arrestano una donna e chiudono un centro massaggi a Trieste
Il centro, messo sotto sequestro, è in via della Ginnastica. L'arrestata, 56 anni, di origini cinesi, è sposata con un italiano, incensurata e residente a Treviso

Oggi, venerdì 23 gennaio, i Carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Trieste via Hermet hanno dato esecuzione alla perquisizione locale disposta dall’Autorità giudiziaria all’interno di un noto centro massaggi sito in via San Francesco arrestando una donna di 56 anni, di origini cinesi, sposata con un italiano e residente a Treviso. Hanno inoltre posto sotto sequestro il locale dove avveniva l’attività di prostituzione.
Continua dunque l’attività di repressione del fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, cui sono sottoposte donne di nazionalità cinese, da parte dei Carabinieri di Trieste, in continuità alle precedenti attività investigative.
La prima fase dell'inchiesta, conclusasi nell’estate 2025, si era concentrata su due centri massaggi in via Flavia e via San Francesco, dove i Carabinieri avevano raccolto prove schiaccianti documentando l'attività illecita. L'operazione aveva portato al sequestro preventivo dei locali usati per far prostituire le donne, di cellulari e di denaro contante.
La seconda fase, a novembre, era proseguita con un arresto, una denuncia a piede e un ulteriore sequestro di locali: in questo caso era una abitazione utilizzata come casa di appuntamenti hot.
Le indagini di polizia giudiziaria, svolte sotto la direzione del pm Federico Frezza, sono proseguite e hanno permesso di identificare l’indagata di cui è stata data notizia oggi, che sfruttava un’altra donna nell’attività di prostituzione indoor, all’interno di un locale adibito a centro massaggi.
Ancora una volta, al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste vi è, quindi, lo sfruttamento sessuale di donne cinesi, attirate in Italia da connazionali con la promessa di un lavoro sicuro e successivamente intrappolate in case di appuntamenti, dove erano spesso costrette a vivere in condizioni precarie, private di ogni libertà personale.
Quando è scattato il blitz dei militari dell’Arma, nel dare esecuzione alla perquisizione delegata dall’autorità giudiziaria, è stata anche identificata e liberata la donna di nazionalità cinese vittima dello sfruttamento: grazie ai collaboratori del progetto di accoglienza Stella Polare, realizzato nell’ambito della rete regionale contro la tratta, la ragazza è stata accompagnata in un luogo protetto e le è stato offerto di aderire ad un programma di protezione sociale.
È stato poi posto sotto sequestro preventivo l’immobile utilizzato per farla prostituire. Durante le attività sono stati sequestrati anche materiale vario, documentazione, quasi 12mila euro in contanti (ritenuti provento dellattività illecita), oltre a due conti correnti bancari intestati all’indagata.
Infine, al termine delle formalità, l’arrestata è stata condotta al carcere del Coroneo, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Si puntualizza che il procedimento penale nei confronti dell’indagato è ancora in fase delle indagini preliminari, che la sua responsabilità effettiva sarà vagliata nel corso del successivo processo.
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