Fallimento Tergestea: ex amministratore condannato a due anni

Bancarotta fraudolenta da falso in bilancio. Il gup Giorgio Nicoli ha condannato a 2 anni di detenzione il cinquantunenne Giuseppe Correro, ritenuto l’amministratore di fatto della Tergestea, storica casa di spedizioni un tempo leader nel Nord Adriatico.

L’uomo è stato giudicato in rito abbreviato; la sospensione della pena è condizionata al risarcimento del danno.

I fatti si riferiscono a circa cinque anni fa: nel febbraio 2014 Correro, allora semplice dipendente, aveva sottoscritto un aumento di capitale sociale della ditta pari a 5 milioni di euro, diventando così socio e amministratore (anche se l’impresa formalmente faceva capo a Guido Valenzin, deceduto nel 2018).

L’azienda è fallita nel dicembre del 2014: secondo le ricostruzioni della Guardia di finanza, che hanno indagato sulla vicenda, Correro si era impegnato a versare la somma pattuita; l’operazione, mai avvenuta, avrebbe contribuito ad aggravare il dissesto economico dell’impresa.

I soldi, per quanto annunciati, in effetti non erano stati versati nel conto corrente della società. Il collegio del Tribunale fallimentare non aveva potuto fare altro che prenderne atto e decidere per il fallimento.

Sul caso ha indagato il pubblico ministero Matteo Tripani. Gli inquirenti si sono serviti soprattutto di accertamenti bancari ed esami documentali. Dalle intercettazioni dei finanzieri, invece, sarebbe emerso dell’altro: l’indagato sosteneva di custodire i soldi in un conto in Svizzera. Denaro di cui, stando a quanto venuto a galla, Correro avrebbe beneficiato grazie alla precedente attività di promotore finanziario.

Non è la prima volta che il cinquantunenne finisce in guai giudiziari: tra il 2002 e il 2004 l’uomo era stato accusato di essersi appropriato dei soldi dei risparmiatori.

Ma, da quanto trapela, Correro aveva anche tentato alcuni acquisti di beni di lusso (immobili), mai concretizzati perché senza denaro. —

G.S.

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