Fallita la Sweet, tremano 55 lavoratori a Gorizia

Lo stabilimento dolciario non riesce a fronteggiare la crisi. I sindacati: «Triste epilogo». Domani vertice in Regione per ottenere una conferma della cassa integrazione straordinaria e scongiurare la procedura di mobilità
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 27.12.2012 La Sweet - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 27.12.2012 La Sweet - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Alla fine, la crisi ha vinto e la “Sweet” ha dovuto alzare bandiera bianca. Ogni tentativo di risollevare la situazione si è rivelato inutile. Il tribunale di Gorizia ha dichiarato, lunedì scorso, il fallimento dell’azienda guidata da Fabrizio Manganelli (candidato sindaco alle ultime elezioni comunali): un’impresa sino a qualche anno fa leader nel mercato mondiale della produzione di uova al cioccolato con sorpresa. La sentenza dichiarativa di fallimento non lascia spazio alle interpretazioni: revoca l’ammissione di Sweet spa al concordato preventivo disposta con decreto del tribunale il 29 marzo scorso; dichiara il fallimento dell’azienda con sede in via Gregorcic 19; nomina curatore fallimentare il dottor Giuliano Bianco con studio a Udine; ordina alla fallita di depositare entro tre giorni in calcelleria i bilanci e le scritture contabili.

«Sì, purtroppo siamo arrivati all’epilogo - sottolinea Luciano Sartori, segretario provinciale della Filcams Cgil -. L’azienda è stata dichiarata fallita il 29 luglio. Il giorno successivo è stato nominato il curatore fallimentare, al quale abbiamo già chiesto un incontro urgente. In bilico ci sono 55 posti di lavoro». Attualmente, i dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria che, in una situazione “normale”, dovrebbe durare sino al 29 marzo 2014. Essendo però stato dichiarato il fallimento dell’azienda, c’è il rischio che il curatore ricorra subito alle procedure di mobilità. «E noi vogliamo evitare che questo scenario diventi realtà perché la cassa integrazione ci permette di guadagnare tempo: tempo che può essere utilizzato per l’individuazione di un eventuale nuovo acquirente dell’impresa». Conclude Sartori: «Purtroppo, si è avverato ciò che tutti ci aspettavamo».

Realista, come sempre è stata, pure Michela Marson, referente territoriale di Gorizia e Trieste della Fai Cisl. «A questo punto, gli scenari sono due: o si apre subito la mobilità o arriva un acquirente e si chiede la conferma della cassa integrazione. Noi stiamo lavorando per questa seconda prospettiva. Domani ci sarà un incontro in regione in cui cercheremo di ottenere un’integrazione alla Cigs. Dei 55 dipendenti, 33 sono donne: si tratta di una situazione a dir poco delicatissima».

Chiude Andrea Di Giacomo della Uila (Unione italiana lavoratori agroalimentari). «Come sindacati, eravamo venuti incontro alle richieste dell’azienda di seguire un determinato percorso: percorso che, per la verità, avevamo subito giudicato complicato e contorto. Nonostante tutto avevamo assecondato le proposte per il bene dei lavoratori. Oggi, l’epilogo è un ulteriore smacco a questa provincia».

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