Fedriga: «Bene le pistole ai vigili Ma adesso avanti con le ronde»

Giani (Cisl): è stato ignorato l’esito del referendum. Decarli (Cittadini): il sindaco non ha mantenuto la parola
«Bene le pistole, ma adesso ci attendiamo che il Comune istituzionalizzi anche le ronde».


All’indomani del definitivo via libera all’armamento dei vigili urbani, il leghista Massimiliano Fedriga rilancia e alza il tiro. Lo fa inviando un messaggio forte e chiaro al sindaco Dipiazza. «Malgrado la contrarietà degli alleati del Pdl - commenta il deputato e segretario provinciale del Carroccio - siamo riusciti a ottenere l’armamento e l’addestramento ad hoc per la polizia municipale, con l'obiettivo di contrastare i fenomeni di microcriminalità. Ora è arrivato il momento che anche Trieste abbia i suoi volontari per la sicurezza, esattamente come avviene in altre realtà del nostro Paese come Bologna, Genova, Verona e molte altre, governate oltretutto da schieramenti politici differenti. Le ronde - conclude Fedriga - si sono rivelate oggettivamente utili, non una semplice bandiera elettorale».


Valutazioni che suscitano più di qualche distinguo, a partire da chi, come gli esponenti della Cisl Funzione pubblica, per sondare l’orientamento dei diretti interessati aveva promosso anche un referendum. «E il 90% dei partecipanti si era espresso in maniera fortemente critica sull’ipotesi pistole - precisa il segretario territoriale Walter Giani -. È facile immaginare quindi quanto potrà essere gradita questa riforma organizzativa da chi dovrà metterla in pratica. Come sindacato non possiamo che esprimere amarezza per il modo incurante con cui l’amministrazione gestisce le relazioni con le organizzazioni sindacali rappresentative e con i propri dipendenti».


Ma all’interno del mondo sindacale c’è anche chi plaude all’iniziativa avviata dal Comune. «Mi pare incredibile che a Trieste la pistola sia ancora vista come uno spauracchio - afferma Giorgio Fortunat, segretario regionale del Siapol -. L’arma, per gli agenti della polizia locale, altro non è se non uno strumento di lavoro. Strumento già adottato nel resto della regione dove non si è mai verificato alcun incidente.


Quanto al referendum della Cisl, bisogna vedere come è stata posta la domanda».

Diversità di vedute che, com’era prevedibile, tornano ad agitare gli animi anche all’interno del consiglio comunale. «Il sindaco, che noi credevamo essere una persona d’onore, non ha mantenuto la parola e ha violato i patti. Patti che prevedevano di discutere in aula la decisione sul modo in cui spendere il finanziamento regionale di 800 mila euro erogato per provvedimenti di sicurezza - osserva il consigliere comunale dei Cittadini Roberto Decarli -. Quell’impegno, cosa a mio giudizio molto grave, è stato disatteso». «I patti di cui parla l’opposizione, francamente, non me li ricordo - ribatte la capogruppo di An Angela Brandi -. Ricordo invece che, sul tema armamento, siamo già in ritardo sia rispetto alla legge nazionale sia rispetto a quella regionale. Non siamo più quindi nella condizioni di decidere se e in che modo armare la polizia locale. La pistola la impone la legge. È importante quindi accelerare al massimo i tempi per non rischiare di perdere i finanziamenti ».
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