Fedriga rilancia l’idea delle barriere sul confine, intanti rintracciati sul Carso altri 48 migranti

TRIESTE. Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga rilancia l’ipotesi di «barrieramenti» alla frontiera. E dopo le polemiche seguite all’intervista in cui il governatore annunciava un muro di oltre duecento chilometri, si scopre che la giunta pensa a un diaframma lungo quanto quei trenta chilometri di Carso triestino che separano l’Italia dalla Slovenia e che rappresentano l’area più «sensibile» del confine orientale quanto a flussi migratori.
L’ipotesi, sebbene come extrema ratio, è riemersa ieri a Roma durante l’audizione di Fedriga di fronte al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen. «Ci auguriamo di non farlo – ha affermato il governatore – ma se non c’è rispetto dei trattati, tra cui Schengen, e quindi il controllo dei confini di tutti i paesi, l’opzione esiste. Da un anno l’area sensibile non è più quella goriziana bensì quella triestina, di trenta chilometri».
Fedriga ha poi riferito sugli obiettivi perseguiti d’intesa con Roma, a partire dal calo degli ingressi: «Fino all’anno scorso l’accoglienza di migranti in Fvg superava le 5 mila unità. Un aumento degli agenti delle forze dell’ordine al confine con la Slovenia, dal 2018, ha permesso di rintracciare un maggior numero di ingressi irregolari». Questi di conseguenza «sembrano in aumento, perché vengono rintracciati» ma in realtà «in un anno l’accoglienza di persone entrate irregolarmente è calata del 20%».
Il governatore ha poi ricordato i quaranta agenti in più in più sul confine italo-sloveno, secondo quanto deciso la scorsa settimana dal ministero dell’Interno per far fronte all’abituale aumento estivo del flusso migratorio. Fedriga ha anche evidenziato che una decina di giorni fa sono partiti i pattugliamenti congiunti con le forze dell’ordine slovene: «È stato particolare interesse dell’Italia riuscire a istituirli. In questi giorni la Slovenia ha inoltre rafforzato i controlli al confine con la Croazia». Anche questo sembra essere effetto dell’azione del Viminale, il cui titolare Matteo Salvini proprio da Trieste aveva annunciato accordi con gli omologhi di Zagabria e Lubiana. A tal proposito Fedriga ha messo in guardia rispetto all’esplosiva situazione della rotta balcanica, al confine tra Croazia e Bosnia: «La frontiera più “calda”. Là ci sono tra le 10 e le 15 mila unità, perlopiù afgani e pachistani. Da marzo c’è inoltre un incremento di algerini a causa di accordi con la Turchia. Il Fvg ha segnalato la situazione a Roma».
Il presidente ha infine lanciato un affondo al Consorzio italiano di solidarietà (Ics), il principale ente che gestisce l’accoglienza diffusa a Trieste: «Ha di fatto il monopolio. Ciò comporta difficoltà di negoziazione con la Prefettura rispetto ai nuovi bandi per l’accoglienza stessa. Trovo particolare che chi contesta le misure contro gli ingressi regolari sia lo stesso che gestisce l’accoglienza e ne tratta il prezzo non partecipando ai bandi».
Le gare per appaltare l’accoglienza a Trieste sono appena andate a vuoto: fino a questo momento nessuno (nemmeno Caritas) è risultato disposto a gestire il settore ai nuovi prezzi, stabiliti a ribasso dal Viminale e giudicati insufficienti da Ics, che per questo ha presentato un ricorso al Tar del Lazio. I suoi 200 dipendenti rischiano il posto e hanno scritto una lettera al prefetto Valerio Valenti per chiedere udienza. A seguito dell’audizione di Fedriga, Sabrina De Carlo, deputata del M5s, ha espresso soddisfazione perché «si sta affrontando il tema degli arrivi via terra» ma ha ribadito che considera l’opzione-muro uno «strumento propagandistico irrealizzabile».
Intanto oggi, giovedì 11 luglio, gli agenti del settore Polizia di Frontiera Terrestre e di una volante di Muggia hanno rintracciato nella mattinata altri 48 migranti sul Carso triestino. Sono stati individuati nella zona compresa tra Prosecco, Grozzana e Basovizza ed erano divisi in due gruppi. Tra loro, tutti uomini e di nazionalità pachistana, afghana e nepalese, anche 10 minorenni. Sono tutti richiedenti asilo.
Riproduzione riservata © Il Piccolo









