Fernetti investe sul terminal Teseco
L’Interporto di Trieste, alias l’antico Autoporto di Fernetti, guarda volentieri verso la costa, dove intende riprogettare il suo futuro che non potrà dipendere solo dai camion ma da una logistica “di sistema” che lo veda sempre più a supporto dello scalo marittimo.
Con questa premessa Giacomo Borruso, che della struttura carsolina è da oltre un anno presidente, ritiene che Fernetti abbia curriculum e denari in regola per entrare come azionista in quella che sarà la società di gestione del terminal Teseco nell’area ex Aquila. Una volontà di cui il cda dell’Interporto è già stato messo al corrente. Il leader di Teseco, Gualtiero Masini, avrebbe accolto con interesse l’apertura di gioco. Con l’approvazione ormai imminente del Piano regolatore portuale, con il via libera di Bruxelles alle concessioni “sott’inchiesta” tra cui campeggiava anche Teseco, con l’intenzione della Regione e dell’Ezit di chiudere il contenzioso amministrativo con la stessa Teseco (anche se da giugno è sceso un profondo silenzio su quel desiderio), il quadro logistico-industriale tra Carso e mare comincia a muoversi. A Fernetti interessa il traffico ro-aro che affluirà da/per il terminal Teseco: Masini ha bisogno, secondo la progettazione prospettata, di perlomeno 60 milioni iniziali per realizzare la banchina all’ex Aquila. E intende reperirli sul mercato finanziario internazionale. Sulle mosse dell’azienda pisana c’è, comunque, molta riservatezza.
Si accennava al quadro mare-Carso perchè giusto ieri mattina a Fernetti si sono visti per un breve incontro i due presidenti dell’Interporto e dell’Ezit, rispettivamente Borruso e Stefano Zuban. Tra l’altro l’amministratore delegato di Fernetti, Nicoletta Paganella, è anche vicepresidente dell’Ezit. Gli argomenti in ballo sono molti, a cominciare dalla sistemazione dei punti franchi del Porto Vecchio, che saranno a “piede libero” in seguito alla sdemanializzazione: Fernetti e Noghere sono i due maggiori candidati. Il commissario dell’Ap, Zeno D’Agostino, propugna una sorta di “neo-emporialismo”, basato sull’intensificazione delle attività logistiche e industriali legate ai traffici marittimi, che a Borruso, studioso e pubblico amministratore, proprio non spiace.
(magr)
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