Festa del 25 da separati in casa Cisint: «Il rifiuto è un pretesto»

L’Anpi rigetta l’invito last minute a fare «un saluto» durante la cerimonia Il Comune: «C’è una volontà divisiva». Serracchiani: «Un brutto segnale»
Tiziana Carpinelli
Bonaventura Monfalcone-25.04.2019 Celebrazioni per il 25 aprile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-25.04.2019 Celebrazioni per il 25 aprile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



La mail, spedita dalle stanze dei bottoni martedì alle 16.43, quando ormai sulle agorà digitali correvano gli inviti a partecipare all’“altra” cerimonia per la Festa della Liberazione, domenica in piazza alle 11.30, non è servita a suturare lo strappo. Il Comune, che smentisce la ricostruzione degli eventi antecedenti la comunicazione della segreteria del sindaco, ribadendo l’invito reso ad Anpi per «un saluto» nel corso dell’evento, e la sezione cittadina dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia celebreranno la ricorrenza nazionale da separati in casa. Con due e distinte iniziative. Per la prima volta nella storia monfalconese.

«Una precisa volontà divisiva e polemica di rifiuto a voler condividere con il Comune e le altre istituzioni il programma», scandisce Anna Cisint, stando alla quale il carnet prevede non due bensì «quattro interventi» (il suo, quello dell’Anpi, del Comitato unitario antifascista di stabilimento e di Assoarma) ed è «frutto di ripetuti contatti intercorsi e di un percorso noto e condiviso da tempo alla rappresentante dell’associazione Licia Morsolin». Da rilevare invece che martedì mattina la presidente della sezione monfalconese dei partigiani, appunto Licia Rita Morsolin, aveva lamentato l’assenza di comunicazioni formali sul programma a soli cinque giorni dal suo svolgimento e riferito dello “sgarbo” istituzionale della parola negata al 25 aprile in cimitero.

Difatti, anche dopo la ricezione della mail delle 16.43 di martedì, la posizione del direttivo Anpi, comunicata da Alessandro Perrone, resta ferma: si tratta di un «capovolgimento frettoloso di fronte». Dunque per i partigiani «non cambia comunque nulla: esiste da tempo un’incompatibilità profonda che queste furberie dell’ultimo momento a maggior ragione ci confermano nella nostra linea di autonomia e smarcamento da una gestione retorica e revisionista della Liberazione».

Che si tratti di un corto circuito comunicativo, di un deliberato pretesto (la supposizione del Comune) o di una chiamata last minute per salvare la faccia (il pensiero di Anpi) è ormai aspetto marginale. Perché sulla decisione di “andare da soli”, quest’anno, ha pesato senz’altro una serie di incidenti diplomatici, già riportati su queste colonne, nell’ultimo anno e in quelli pregressi. Sicché non si sbaglia a ritenere il fresco episodio, indipendentemente da come lo si voglia interpretare, solo l’ultimo di una sequela di dissapori affastellati da inizio mandato.

Tuttavia, davanti alla, diciamo così, contro-manifestazione, Cisint non ci sta a rimanere con il cerino in mano: «Le posizioni espresse sulla stampa da esponenti dell’Anpi non corrispondono in alcun modo alle interlocuzioni intercorse fra gli uffici comunali preposti all’organizzazione della cerimonia e l’associazione stessa». Allestimento peraltro «conforme a quanto seguito nell’ultima occasione prima dell’emergenza Covid, che ha portato la Prefettura a dare indicazioni affinché le cerimonie si svolgano in modalità statica e quindi senza corteo». «L’amministrazione – arringa Cisint – considera grave l’atteggiamento di divisione e rottura delle celebrazioni di una festività che non può riguardare solo una parte, perché ha visto impegnati uomini e donne di diversa appartenenza ideale e sociale e combattenti delle forze armate che si sono sacrificati per la nostra libertà e hanno aperto la strada che ha portato la città alla ricostruzione e a una stagione di sviluppo assicurando l’appartenenza a un’Italia democratica e sovrana».

Fin qui Cisint. Ma il caso si riverbera anche sugli scranni politici nazionali, con Debora Serracchiani, capogruppo del Pd alla Camera, che parla di «brutto segnale», riferendosi «alla sindaca leghista di Monfalcone, che zittisce l’Anpi proprio il 25 aprile». «I sindaci – rincara – dovrebbero essere sempre garanti dell’unità delle loro comunità, ma soprattutto nelle solennità nazionali, di cui si deve mantenere e trasmettere il senso, non modificarlo o ritagliarne parti sgradite. Rivolgo a Cisint un appello a ripensare le sue decisioni: non sarebbe un segno di debolezza, ma di saggezza». Perché a Monfalcone «la Resistenza partigiana è stata davvero movimento di popolo, e la storia non si cancella solo perché il Comune è guidato dalla destra neonazionalista». Per la parlamentare «purtroppo a qualcuno è ancora poco chiaro che i valori della lotta di Liberazione non sono il marchio di una parte politica, ma la base su cui è stata costruita la Repubblica e il sistema di libertà e garanzie che permette l’esercizio della democrazia».

Quindi la presa di posizione del circolo Pd e dei suoi esponenti consiliari: «Per la prima volta, verranno organizzate due commemorazioni distinte», dunque «un fatto di una gravità inaudita, che evidenzia il clima divisivo in città, riconducibile all’inadeguatezza istituzionale del governo locale e soprattutto della figura del sindaco», afferma in una nota la segretaria Michela Percuzzi. «La Festa della Liberazione è di tutti gli italiani», aggiunge. «Un primo cittadino che fomenta divisioni anziché appianarle, proprio il 25 aprile, non è rappresentativo della nostra Monfalcone – sempre il Pd –. Proprio ora che, con la pandemia, c’è bisogno di un governo unito a tutti i livelli per costruire un fronte ampio che parli di diritti, lavoro, sviluppo e futuro l’amministrazione si prodiga ad alimentare divisioni». Circolo e consiglieri saranno presenti alla commemorazione dall’ente con il tricolore per «rispetto delle istituzioni». E a quella dell’Anpi in piazza con «un fiore in segno di pace» e a memoria del «riscatto di un territorio martoriato». —

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