Festa islamica tra dolci e abbracci

Ieri la comunità islamica di Trieste ha celebrato la festa “Eid al-Fitr”, che si tiene al termine del periodo di digiuno conosciuto come Ramadan, e per l’occasione ha “invaso” via Maiolica con dei banchetti aperti alla cittadinanza intera.
Nella prima mattinata si è svolta la cerimonia religiosa dedicata strettamente ai fedeli musulmani. In un secondo momento è andata in scena la festa aperta a tutti gli altri, alla quale ha partecipato per la prima volta il prefetto di Trieste. Annapaola Porzio ha rivolto infatti i suoi auguri personali alla comunità, l’ha ringraziata per la sua moderazione e per aver quindi consentito la propria «integrazione nella vita della città», complimentandosi per un rapporto così «stretto con le altre comunità religiose della città». E come da tradizione, anche la maggior parte di queste hanno preso parte alla cerimonia.
«È una lunga tradizione delle comunità di Trieste quella di invitarsi alle reciproche feste – ha ricordato il rabbino Alexander Meloni – per condividere un momento in cui si percepisce il vero dialogo e l’armonia nella città». L’imam Nader Akkad ha affermato a sua volta che tale presenza ha arricchito ancora di più la «gioia della festa». «Non una festa della comunità, ma della città intera», ha sottolineato Akkad.
Per la prima volta, la comunità islamica di Trieste ha potuto festeggiare la fine del Ramadan nel suo centro culturale di via Maiolica 17, il cui piano terra è stato riconosciuto ufficialmente come spazio dedicato al culto religioso. Infatti, proprio il giorno precedente, sono stati completati i lavori di ristrutturazione e rimosse le impalcature che hanno svelato la facciata dell’edificio della comunità islamica.
Allo stesso modo, i membri della comunità sono scesi in strada con i loro banchetti per aprire i festeggiamenti a tutta la cittadinanza triestina.
Molti i passanti che si sono fermati a osservare, alcuni diffidenti e altri curiosi, e tra questi c’è stato chi ha addirittura deciso di visitare l’interno del centro culturale islamico. Il giovane Nuriman, di origini kosovare, offriva dolci e cibi ai passanti su un vassoio itinerante, ricevendo ogni tanto pure dei dinieghi alla sola vista del suo aspetto e in altri casi richieste di spiegazioni sul motivo della festa. A questo proposito, “Eid al-Fitr” (nome dalle molteplici grafie, in base agli idiomi arabi) è la seconda festività più importante per i musulmani, durante la quale, dopo i sacrifici del mese di digiuno, si rende grazie a Dio per il sostegno nello sforzo e si assolve a uno dei “pilastri” dell’Islam, che è quello della raccolta della “zakat”, ovvero l’elemosina che spetta ai bisognosi. Come spiega ancora l’imam Akkad, si tratta anche della “giornata della premiazione”, in cui Dio ricompensa i fedeli che hanno osservato un digiuno rigoroso e si sono alzati in piedi tutte le notti per le preghiere. In questo giorno, inoltre, i musulmani sono anche incoraggiati a perdonare e a dimenticare tutte le differenze e le ostilità nei confronti degli altri che si sono verificate durante l’anno, con la speranza di poter mantenere questo sentimento per il tempo a venire.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








