Fincantieri in corsa per le commesse Msc

Progettisti al lavoro su una coppia di navi da crociera con caratteristiche diverse rispetto a quelle affidate alla francese Stx
Di Massimo Greco

TRIESTE. Fincantieri ancora nella scia della Msc pilotata da Gianluigi Aponte. Il siluro, incassato a Parigi lo scorso 20 marzo quando in pompa magna i franco-coreani di Stx annunciarono la maxi-commessa dell’armatore italo-elvetico, viene - diciamo così - “reinterpretato”. Perchè in realtà Msc s’interesserebbe a due modelli progettuali distinti, il primo dei quali è già stato assegnato un mese fa ai cantieri transalpini di Saint Nazaire e riguarda una coppia di grandi unità da crociera con una stazza lorda di 167 mila t.

Ma Fincantieri resterebbe in corsa per un’ulteriore coppia di navi, di dimensioni leggermente ridotte a 150 mila tsl e con caratteristiche tecniche differenti rispetto a quelle su cui lavoreranno i concorrenti franco-coreani. Se ne stanno occupando i progettisti di palazzo Marineria a Trieste. Qualora il gruppo navalmeccanico italiano riuscisse ad andare a dama, lo stabilimento di Monfalcone sarebbe il naturale candidato a produrre unità così grandi.

L’azienda non intende specificare a quanto potrebbe ammontare l’entità finanziaria di questa commessa, ma, dal momento che l’ordine di Aponte a Stx veniva stimato attorno al miliardo e mezzo di euro, non è un azzardo prevedere impegni più o meno analoghi.

Ma, aldilà delle questioni tecnico-progettuali, punto dirimente resta il meccanismo di finanziamento, quello su cui Aponte, nel corso della cerimonia parigina davanti al ministro Pierre Moscovici, ebbe ad affermare che «in Italia il governo non controlla le istituzioni, mentre in Francia fa fare loro gli interessi del Paese». L’armatore non chiarì l’ampiezza dell’affermazione, ovvero se il riferimento si limitasse a quella specifica commessa o al fatto che Aponte non abbia mai affidato la costruzione di navi-crociera a Fincantieri (a parte il “refitting” di quattro unità di cui si occcupa Palermo). Fatto sta che la critica al sistema-Italia sembrò palese e, poichè la parte finanziaria è essenziale per il buon fine di commesse così onerose, parve che buona parte del successo d’Oltralpe andasse attribuito a Coface, la versione francese della nostra Sace. Anche se non si può dire che Export Banca, il recente strumento con cui Cassa depositi e prestiti interviene insieme a Sace e banche per garantire grandi operazioni all’estero, abbia lesinato risorse alla clientela di Fincantieri. Al punto che Fincantieri stessa, con il supporto di “mamma” Cdp, riuscì a strappare a Stx una commessa di Viking.

Ed è anche vero che esponenti di punta della Msc, come Pier Francesco Vago e Gianni Onorato, hanno fatto capire che con i programmi di ampliamento della flotta ci sarà lavoro per tutti.

Certo, un po’ colpisce la coincidenza della ventilata revanche di Fincantieri nei confronti di Stx rispetto al prossimo appuntamento con la quotazione in Borsa, che avrà nell’assemblea di lunedì 5 maggio un primo step formale.

Tra l’altro, nel contesto di questo ininterrotto derby italo-francese, vedremo se si sbloccherà l’intenzione, manifestata dalla Sncm (compagnia a controllo pubblico che cura i collegamenti tra Marsiglia e la Corsica), di ordinare quattro nuovi traghetti (per un valore di circa 150 milioni cadauno) a rinforzo della flotta. L’armatore marsigliese aveva contattato i tre maggiori produttori europei: la connazionale Stx (dove lo Stato detiene il 33%), l’italiana Fincantieri, la tedesca Fsg. Poi tensioni interne all’azionariato avevano congelato il giro d’orizzonte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo