Dalla fisica dei raggi X all’etica, ora i corsi dell'Università di Trieste sono online
L’ateneo ha presentato il progetto di didattica digitale aperto anche ai non iscritti. La rettrice Vianelli: «Portiamo la conoscenza universitaria oltre i muri dell’edificio»

Fisica dei raggi X, giustizia riparativa, etica dei dati, salute dei migranti. Quattro temi distanti tra loro quanto lo sono un fisico da un filosofo morale, eppure dal 16 marzo si troveranno affiancati sulla stessa piattaforma digitale, accessibili a chiunque, gratuitamente, da qualsiasi dispositivo e a qualsiasi ora. È la ricchezza di un ateneo generalista: un unico luogo dove convivono discipline lontanissime, che insieme coprono quasi l’intero spettro del sapere umano.
L’Università di Trieste ha inaugurato il suo primo laboratorio professionale di video-produzione e lanciato i primi quattro corsi online aperti – in gergo tecnico Mooc, Massive Open Online Courses – nell’ambito del progetto Pnrr Deh Alma (Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation).
I corsi entrano nel catalogo della piattaforma Federica Web Learning dell’Università Federico II di Napoli, che conta già 650 titoli. UniTs ne aggiunge quattro, che spaziano dalla scienza alle discipline umanistiche: uno sulla tomografia computerizzata a raggi X (tenuto dal fisico Pierre Thibault), uno sulla giustizia riparativa in ambito penale (con Giovanni Grandi, filosofia morale), uno su data science e statistica con focus sull’etica dei dati e il Gdpr (con un team di cinque docenti, tra cui Luca Bortolussi e Teresa Scantamburlo), e uno sulla gestione sanitaria delle migrazioni, con attenzione alle barriere linguistiche e culturali (Federico Berton, Roberta Altin, Giuseppe Grimaldi e Caterina Falbo). Chiunque può scegliere il tema più affine ai propri interessi o alla propria professione: ogni corso si articola in cinque o sei lezioni da 8-10 minuti ciascuna, con schede di approfondimento e momenti di autovalutazione.
Trenta-quaranta minuti totali, fruibili a ritmi del tutto personali, senza iscrizione universitaria e senza costi. «Con il nuovo laboratorio e l’avvio dei primi quattro corsi online, il nostro Ateneo consolida il suo impegno verso una didattica digitale di qualità, capace di integrare innovazione tecnologica, inclusione e apertura internazionale», ha detto la rettrice Donata Vianelli alla presentazione.
La svolta digitale di UniTs è nata per necessità durante il periodo del Covid, ma è poi stata incorporata nella strategia d’ateneo in modo deliberato. L’obiettivo dichiarato è portare la conoscenza universitaria oltre i muri dell’edificio, raggiungendo chi non può seguire un percorso accademico tradizionale ma vuole approfondire, aggiornarsi, arricchire il proprio profilo professionale.
Il progetto si inserisce in una rete nazionale di tre poli per la formazione digitale finanziati dal Pnrr, uno per area geografica. Trieste partecipa al polo meridionale, guidato dalla Federico II, insieme ad altri tredici atenei partner. Il partenariato, formalizzato nell’ottobre 2024, ha consentito agli atenei di condividere non solo i corsi prodotti ma anche competenze, esperienze e infrastrutture. «La collaborazione tra i vari atenei è stata fondamentale per mettere in comune risorse umane, esperienze e attività di formazione», ha spiegato Paolo Edomi, prorettore alle didattica e diritto allo studio.
Accanto ai corsi online, il progetto prevede anche lo sviluppo di strumenti di supporto alla didattica basati sull’intelligenza artificiale e un osservatorio nazionale sulle microcredenziali: certificazioni digitali brevi e mirate, riconoscibili nel mondo del lavoro, che affiancano i titoli accademici tradizionali e ne ampliano la spendibilità. L’orizzonte guarda già oltre i quattro corsi pronti.
Matteo Cornacchia, delegato alla didattica innovativa, ha illustrato le prospettive: nuovi corsi in cantiere, mini-corsi interni per docenti e ricercatori neoassunti, e un centro per la formazione e l’innovazione didattica, attivo da novembre 2024, che punta anche all’aggiornamento degli insegnanti delle scuole superiori, in particolare sull’uso dell’intelligenza artificiale in classe. «La digitalizzazione non sostituisce la nostra azione didattica in aula, semmai la amplia e la arricchisce», ha concluso Cornacchia.
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