Fitorimedio per guarire i giardini inquinati Entra nel vivo la fase bis

Partirà a giorni il secondo lotto dell’intervento per contrastare attraverso il fitorimedio il fenomeno “giardini inquinati” di Trieste. Dopo la rizollatura, effettuata nei giardini delle scuole “Biagio Marin” e “Don Chalvien” (via Svevo), sono le piante “speciali”, quali l’amaranto tricolore, la gramigna e la festuca falascona, lo strumento che verrà utilizzato per debellare la presenza di idrocarburi dalle aree verdi “infestate” di piazzale Rosmini, Giardino Pubblico e Pineta Minussi di Servola. A evidenziare i valori anomali di sostanze nocive era stata l’Arpa con delle analisi effettuate nel 2016 in sette giardini cittadini.

L’attuale intervento, del costo di 129mila euro, che finirà in ottobre 2020, era stato individuato ancora tre anni fa dal Tavolo tecnico istituito dalla Regione. La cooperativa Monte San Pantaleone a breve - come annunciato ieri - opererà in tal senso nelle zone ancora non trattate durante la prima fase, avviata lo scorso ottobre. Le superfici interessate sono state recintate al fine di evitare qualsiasi contatto fisico con i fruitori dei parchi. Un primo esito, per capire se il fitorimedio, attività sperimentale, avrà funzionato, verrà divulgato il prossimo autunno.

Nell’incontro di ieri - con gli assessori Luisa Polli ed Elisa Lodi, il direttore dell’Area Strade e verde del Comune Andrea de Walderstein, il responsabile Sostenibilità ambientale Gian Piero Saccucci Di Napoli, Umberto Bordon, tecnico del Verde pubblico e Corrado Zoratto della cooperativa - è stato precisato che l’attuale manutenzione dei giardini viene accuratamente attuata, pur con tempistiche diverse rispetto a quelli “ordinari”. —

B.M.

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