Fondi per i soccorsi purché tecnologici Il Comune a caccia del progetto Pronto
Gorizia si candida a diventare una città pilota nella sperimentazione di nuove tecnologie destinate a facilitare operazioni di primo soccorso in caso di emergenza. L’operazione andrà a buon fine se il Comune riuscirà ad aggiudicarsi i fondi Horizon 2020 per il progetto europeo Pronto. Un’iniziativa che potrebbe andare in porto, secondo quanto riporta l’assessore che segue la candidatura, Stefano Ceretta, entrando poi nel vivo della proposta. «Anche se a noi può sembrare scontato, al di fuori siamo visti come un territorio molto interessante: siamo un agglomerato urbano che insiste su un confine dove ci sono una serie di problematiche nelle emergenze da gestire. Per questo aderiamo a questo progetto non solo come partner ma anche come zona pilota. In pratica verranno svolte delle prove e delle esercitazioni con nuove tecnologie». Il tutto con la collaborazione dell’Istituto di Sociologia Internazionale, già attivo sul fronte dei progetti europei con il Comune.
L’obiettivo di Pronto, nel dettaglio, è la tutela della popolazione attraverso lo sviluppo di nuove strategie finalizzate a migliorare i processi di reazione della comunità contro qualsiasi tipo di pericolo. A essere interessati dall’uso di tecnologie saranno i primi soccorritori impegnati nel salvataggio e nell’aiuto di persone in difficoltà, in situazioni e incidenti causati da catastrofi naturali e provocate dall’uomo (alluvioni, incidenti marittimi, alpini, urbani). Un ambito, quello della sicurezza in fase di emergenza, che ricorderà a qualcuno il recente progetto europeo Resiloc con i suoi fondi richiesti recentemente dal Comune. La domanda è stata inoltrata alcune settimane fa e, da quanto conferma Ceretta, il contributo è stato concesso e il progetto è in partenza. Per quanto riguarda invece Pronto, se tutto andrà bene arriveranno 52.500 mila euro da spendere in dispositivi indossabili leggeri, strumenti di comunicazione e telecamere. L’infrastruttura messa in campo consentirà un’acquisizione distribuita di dati e, in modo tempestivo, creerà un flusso di informazioni e consentirà ai primi soccorritori di aumentare la loro consapevolezza della situazione di pericolo. Il progetto avrà una durata di circa 36 mesi dalla sua approvazione e le sperimentazioni dovrebbero partire nel 2021. Il Comune verrà così coinvolto in una serie di azioni connesse al servizio di Protezione civile ma anche in una rete che include 25 partner tra cui università, aziende private, istituti di ricerca e associazioni della Croce rossa di diverse nazioni europee. Per il network il progetto Horizon 2020 ha già messo sul piatto 7 milioni di euro. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








