Fontanini fa il bis al primo turno «E ora vogliamo il Grande Friuli»

Spoglio con il fiato sospeso fino all’ultimo: il leghista evita il ballottaggio per tre centesimi di punto Lo sfidante di centrosinistra Lerussi si ferma al 41% nonostante il Pd conquisti oltre il 31%
Di Silvio Maranzana
Udine 23 Aprile 2013 quartier generale fontanini Copyright Petrussi Foto Press /turco
Udine 23 Aprile 2013 quartier generale fontanini Copyright Petrussi Foto Press /turco

TRIESTE. La rivincita il giorno dopo se la prende, con le medesime armi, Pietro Fontanini riconfermatosi ieri presidente della Provincia di Udine e, come già cinque anni fa, al primo turno. Così come Debora Serracchiani era partita in fuga riuscendo a resistere alla rimonta di Renzo Tondo, altrettanto ha fatto il leghista: scattato con grande distacco ben oltre la metà dei voti indispensabile per fargli evitare il ballottaggio, complice il disordinato spoglio delle schede che ha visto procedere più lentamente in particolare quelle del comune di Udine dove era avanti il centrosinistra, stava per essere rissucchiato lentamente di frazione in frazione di voto sotto la soglia del 50% finché non è rimasto appeso per minuti interminabili sul 50,03% con le ultime due sezioni mancanti per risalire in dirittura d’arrivo alla penultima e riconfermarsi sullo scranno di presidente per il secondo mandato proprio con il 50,03%, frutto di 109mila 334 voti. Ha centrato il bis che non è riuscito a Tondo, seppure su una poltrona di ben minor prestigio e peso politico. Fontanini era sostenuto oltre che dalla Lega Nord, dal Popolo della libertà, dall’Unione di centro, dal Movimento autonomista friulano e da Fratelli d’Italia-La Destra. Ha preso 20mila voti più del candidato del centrosinistra Andrea Simone Lerussi, segretario provinciale del Partito democratico, fermatosi a 89mila 772 voti, poco sopra il 41%. Staccatissimi, com’era ampiamente prevedibile, Federico Simeoni di Front Furlan con il 5,74% e 12mila 547 voti e Massimo Brini di Un’altra regione con il 3,16% e 6mila 904 voti. Del gruppo di liste schierato con Lerussi facevano parte oltre al Pd, Sinistra ecologia libertà, Sinistra (Rifondazione comunista e Comunisti italiani) e “Chiudiamo la Provincia”. Evidentemente non si è verificato quanto Lerussi sperava, cioé un convergere sul proprio nome dei voti grillini dal momento che il Movimento 5 stelle, che pure per le elezioni regionali aveva raccolto in provincia di Udine 18.270 voti (12,20%) alle provinciali non si è presentato.

«Che sofferenza!». Così Fontanini ha salutato i suoi supporter all’arrivo nella sede della Lega Nord dove è stato allestito un maxischermo per seguire lo spoglio. Fontanini è giunto in sede quando mancavano nove sezioni da scrutinare e lui era al 50,07% delle preferenze, quindi virtualmente vincente al primo turno. Poi questa percentuale è scesa di altri quattro centesimi ma non in modo tale da pregiudicargli il successo. «Questo era un referendum sull’esistenza della Provincia. Per questo sono felice di aver vinto - ha aggiunto - I friulani hanno dato una risposta concreta e ora spetterà al presidente della Regione confrontarsi per la riforma degli enti locali del Fvg». Per Fontanini «il “Grande Friuli” (con anche Goriziia e Pordenone, ndr.) da un lato e la Città metropolitana di Trieste dall’altro è un progetto serio di riforma dell’assetto istituzionale della nostra regione». Il presidente riconfermato ha voluto entrare subito al centro dei problemi: «Questa è una Regione composita e il Friuli - ha detto - ha bisogno di una sua rappresentanza, così come la Venezia Giulia. Sono convinto - ha concluso - che su questa base ci si debba subito mettere al lavoro». Sette assessori, nutrita presenza femminile, apertura agli esterni: così ha già delineato la prossima Giunta. «Naturalmente tutto sarà fatto dopo un opportuno dialogo e una discussione con i partner della coalizione - ha spiegato - ma posso già anticipare che gli assessori saranno sette, come previsto dalla riforma regionale». Fontanini ha poi anticipato che intende dare spazio alle donne «compatibilmente con la composizione del Consiglio provinciale» e alla presenza di assessori esterni. «Non sono contrario al loro utilizzo - ha aggiunto - perchè anche nell’esperienza precedente ho visto che hanno funzionato bene». Per Fontanini «il problema è anche quello di evitare l’assenteismo. Voglio assessori presenti in Consiglio e nel lavoro quotidiano».

Cinque anni fa però il successo del presidente era stato ben più netto, aveva infatti raccolto il 55,39% dei consensi raccogliendo ben 182mila 719 voti, contro il 39,23% del suo avversario di allora: Diego Travan.

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