Fornaci, è corsa contro il tempo

di Francesco Fain
CORMONS
Marzo 2012. È una scadenza importante per il destino dei lavoratori delle “Fornaci giuliane” di Cormòns, azienda che ha dovuto chiudere i battenti a causa della pesantissima crisi che ha messo in ginocchio anche un settore (quello edilizio) che pareva cavalcare le onde del mare in tempesta. Perché è importante quella data? Perché entro marzo 2012, è necessario ricollocare almeno 8 operai (vale a dire il 30 per cento del totale), conditio sine qua non per potersi vedere riconoscere altri dodici mesi di cassa integrazione. Oggi, infatti, è “attivo” il primo anno di Cig: i ventiquattro dipendenti, pertanto, possono contare su un’entrata economica nonostante la chiusura prematura dell’attività in cui hanno lavorato in tutti questi anni. Sarebbe importante, pertanto, riuscire a procedere con la ricollocazione di otto dipendenti per “incassare” anche il secondo anno di cassa integrazione. Ed è in questa direzione che va l’azione delle rappresentanze sindacali.
In ultimo, alcuni numeri per inquadrare l’entità della crisi che ha colpito l’azoenda. Da 10 milioni a poco più di 2 in tre anni: sono questi i numeri del crollo del fatturato che ha portato le «Fornaci Giuliane» alla decisione (senza possibilità di ripensamenti) di chiudere i battenti nei mesi scorsi, dopo ottant’anni di storia.
A snocciolarli era stato, nei mesi scorsi, lo stesso amministratore delegato, Paolo Zugno. Non aveva nascosto la gravità della situazione: a pesare come un macigno sull’azienda era stata la crisi assolutamente conclamata del settore dell’edilizia e delle costruzioni, che in questi anni di vacche magrissime per l’economia non solo locale ma globale ha subito un ridimensionamento in termini di giro d’affari complessivo pari a circa il 50%.
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