Fra i beni messi sul mercato 31 vecchie cabine elettriche

Sono l’eredità delle aziende municipalizzare e la speranza è di riuscire a venderle alle società che si occupano della distribuzione di energia

Fanno parte da decenni, ormai, di quel panorama “urbano” che ci sfila accanto mentre passiamo a piedi, in bicicletta o in automobile, senza rubarci l’attenzione. Ma si tratta di un piccolo grande “fardello” di cui il Comune vorrebbe disfarsi da moltissimo tempo, e che finalmente potrebbe presto passare di mano.

Sono le cabine elettriche di vecchia generazione, quelle piccole torrette in calcestruzzo che si possono notare ancora a bordo strada, specie nei quartieri periferici della città. Oggi gran parte delle tecnologie, dei cavi e dei trasformatori che permettono all’energia elettrica di attraversare l’intero tessuto urbano e raggiungere abitazioni, scuole, uffici e impianti industriali si trova nel sottosuolo, dopo i lavori di interramento, ma in passato tutto questo era contenuto appunto nelle cabine elettriche, che erano diffusissime. Ciò che resta, in parte inutilizzato e in parte ancora attivo, è ancora di proprietà del Comune, che però ha inserito questo piccolo “patrimonio” nel nuovo piano delle alienazioni. Sono 31, in totale, le cabine elettriche di vecchia generazione che l’amministrazione comunale intende dismettere, sperando di portare a compimento un’operazione che parte davvero da lontano. «Il discorso è davvero vecchio – racconta l’assessore comunale al Patrimonio Francesco Del Sordi – e risale ai tempi in cui la gestione della distribuzione elettrica locale è passata dalle allora municipalizzate a società esterne, vuoi per le modifiche della legge vuoi per tutta un’altra serie di condizioni. Parliamo di 20, 30 anni fa, insomma. Nel passaggio, alle società di gestione andarono anche le cabine elettriche principali, ma non tutte quelle secondarie, anche perché nel frattempo le tecnologie cambiavano e in molti casi tutto veniva interrato. Così un buon numero di queste strutture rimase per così dire in sospeso, e il Comune non è mai riuscito ad alienare questi beni anche per la difficoltà nell’individuare un interlocutore stabile, dato che le società di gestione e le leggi stesse cambiavano di continuo».

Ora la situazione sembra essersi stabilizzata, e così il Comune spera di riuscire finalmente a cedere le cabine, con il primo interlocutore che ovviamente potrebbe essere il gruppo che gestisce la rete elettrica in città. Chissà, però, che non possa farsi avanti pure qualche privato cittadino. «Chiaro che le strutture interessino evidentemente quasi solo le aziende, che possono trovarvi tecnologie da riutilizzare o convertire – spiega Del Sordi – ma, magari, qualche cittadino che abita proprio a fianco di una di queste torrette potrebbe decidere di acquistarla per trasformarla in deposito, o qualcosa di simile. Staremo a vedere».

M.B.

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