Fritz Haber, a Trieste si racconta il simbolo di una scienza che può servire il bene e il male

Federico Rosei racconterà il chimico premio Nobel in uno degli appuntamenti che l’Università di Trieste organizza nella Settimana per la Pace. Il filo conduttore è la responsabilità morale di chi produce conoscenza

Giulia Basso
Soldati dopo la battaglia di Ypres (archivio)
Soldati dopo la battaglia di Ypres (archivio)

Per la Settimana per la Pace dell'Università di Trieste - dieci lezioni aperte alla città da lunedì 13 a venerdì 17 aprile - il fisico di fama mondiale Federico Rosei, professore dell’ateneo giuliano, ha scelto di raccontare un uomo che ricalca uno dei personaggi più celebri di Italo Calvino: metà salvatore, metà assassino.

Fritz Haber, chimico tedesco, Premio Nobel, è forse la figura più perturbante che la scienza moderna abbia prodotto. Da un lato c'è l'uomo che ha sfamato il mondo. La sintesi dell'ammoniaca che Haber mise a punto nei primi anni del Novecento - il processo Haber-Bosch, sviluppato poi industrialmente con Carl Bosch - rese possibile la produzione di fertilizzanti artificiali su scala globale. Si stima che senza quella scoperta metà della popolazione mondiale oggi non esisterebbe.

Dall'altro lato c'è l'ufficiale dell'esercito tedesco che nella Prima guerra mondiale supervisionò personalmente il primo attacco con gas cloro della storia, a Ypres, nel 1915. Migliaia di morti diretti. La moglie, chimica anche lei e pacifista, profondamente sconvolta dal lavoro del marito sulle armi chimiche, prese la sua pistola militare e si sparò.

Haber lasciò la casa di famiglia la mattina dopo per coordinare il primo attacco con il gas contro i russi sul fronte orientale. Il destino gli riservò un'ultima, feroce ironia: ebreo, cadde in disgrazia quando Hitler salì al potere. Lasciò la Germania, ma morì durante il viaggio verso la Palestina nel 1934. I gas che aveva sviluppato vennero perfezionati e usati nei campi di concentramento per sterminare il suo stesso popolo. «È una versione moderna del Visconte dimezzato, con una metà buona e l’altra cattiva» , dice Rosei, che tiene un corso sulle energie rinnovabili al Dipartimento di Chimica: nessuna figura meglio di Haber incarna il doppio uso della conoscenza scientifica, la stessa scoperta che nutre e che uccide - il coltello che taglia il pane e la carne con la stessa lama. «Qualsiasi tecnologia può servire tanto al bene quanto al male», osserva Rosei.

La tesi più profonda che porta in aula è però un'altra: la radice dei conflitti non è ideologica, è materiale. Quando una comunità esaurisce le risorse a disposizione, quelle del vicino diventano appetibili. Lo sfruttamento non sostenibile del pianeta non genera solo crisi climatica, genera guerra. Le migrazioni di massa dal sud del mondo verso l'Europa ne sono, per Rosei, la conferma più visibile: intere regioni che non riescono più a sfamare la propria popolazione. «La sostenibilità è l'unico percorso che possa potenzialmente portare a una pace duratura»

Mentre il mondo conta i propri conflitti, UniTs dunque ha scelto di fermarsi a ragionare, mettendo il sapere di ogni disciplina al servizio di una domanda scomoda: fino a dove arriva la responsabilità morale di chi produce conoscenza? L’ateneo ha aderito così a Runipace, la Rete delle Università per la Pace, e ha costruito il programma della settimana entrante (tutti gli appuntamenti su units.it) sotto la supervisione scientifica del professor Giuseppe Pascale, del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, chiedendo a ciascuno dei dieci dipartimenti di contribuire. «Parleremo di pace non in senso astratto» , spiega Pascale, «ma attraverso le prospettive e gli strumenti propri delle diverse discipline».

Lunedì si comincia con un viaggio dalla bomba atomica alle tecnologie quantistiche; martedì 14 si ragiona sulla diversità genetica (la scienza del Dna mostra che ciò che accomuna gli esseri umani supera di gran lunga ciò che li distingue), sull'articolo 11 della Costituzione e sulla teoria dei giochi; mercoledì 15 tocca a cartografia, droni e etica aziendale; giovedì 16, oltre alla chimica, psicologia e neuroscienze; venerdì 17 chiude la pedagogia.

Lezioni aperte a chiunque, in presenza o da remoto. La lezione di Rosei è giovedì 16 aprile alle 14 nell'aula A1 dell'edificio C11, in via Licio Giorgieri 1. —

 

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