In centinaia a Trieste per l’ultimo saluto a Claudio Sterpin: «Ora corri fra le nuvole»

Una folla di amici e conoscenti in via Costalunga per i funerali dell'ex maratoneta. Presente anche il sindaco, Roberto Dipiazza, che è rimasto per alcuni minuti. Tra le persone presenti c'era anche Sergio Resinovich, fratello di Liliana, che all'uscita della bara ha detto soltanto "mi dispiace"

Laura Tonero
I funerali di Sterpin (Lasorte)
I funerali di Sterpin (Lasorte)

L’ultima corsa del “gentiluomo del passo”, come i giornalisti avevano definito Claudio Sterpin negli anni Ottanta raccontandone alcune delle imprese sportive. Stamattina, 20 febbraio, a dare l’ultimo saluto a quell’ex maratoneta sono arrivati nel cimitero di Sant’Anna almeno cinquecento triestini.

Tra loro tanti bersaglieri, che hanno presidiato il feretro accompagnando l’amico Claudio prima che venisse «affidato alla terra», come ha indicato il diacono Pierino Valent, che ha officiato le esequie.

A rendere omaggio all’86enne Azzurro d’Italia, primatista di gare impossibili, deceduto lo scorso 13 febbraio, c’erano gli amanti dalla corsa, sportivi in generale, gli amici di lunga data, vecchi colleghi dell’Acegat, iscritti dell’associazione Marathon prima e della Trieste Atletica poi, di cui Sterpin è stato l’anima. Tra i primi a portare quell’ultimo saluto al vecchio maratoneta, quando ancora il lungo corridoio della sala mortuaria non era affollato, è arrivato anche il sindaco Dipiazza.

 

Il primo passo in Questura e la testimonianza al gip: il ruolo di Claudio Sterpin nel caso Resinovich
Claudio Sterpin nel giugno del 2025 (foto Andrea Lasorte)

Ma la notorietà di Sterpin negli ultimi anni è stata amplificata soprattutto dal ruolo che, lui amico speciale di Liliana Resinovich, ha avuto nel battersi per la ricerca della verità su Lilly: a testimoniarlo la presenza a Sant’Anna delle troupe televisive che da anni seguono la vicenda. E per questo in via Costalunga c’erano comunque anche alcuni curiosi. Non si è presentato invece, come anticipato, Sebastiano Visintin, il marito di Liliana, unico indagato per la morte della donna.

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«Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta per me mio padre? Le radici, il punto fermo nella vita: anche per questo sul suo feretro è inciso l’albero della vita», ha detto Cristina, la figlia di Sterpin che accanto a sua sorella Manuela ha raccolto l’affetto della comunità. «Ora insegna a correre anche a quelli lassù», così il diacono Valent al termine dell’omelia funebre, prendendo spunto da uno dei tanti pensieri raccolti nel registro posto dalle onoranze funebri San Giusto all’esterno della sala mortuaria. La cerimonia è stata accompagnata dalle note del Silenzio e dal testo della preghiera dei Bersaglieri.

Mentre il corteo funebre si muoveva lungo i viali di Sant’Anna, soffiava un vento freddo che con un sibilo si infilava tra i cipressi e scompigliava le piume del cappello da bersagliere posato sul feretro. Un contesto che sembrava imporre su tutti i tratti più evidenti di Sterpin: la tenacia, la determinazione.

Caso Resinovich, Visintin: «Avrei voluto conoscere i segreti di Claudio Sterpin»
Sebastiano Visintin (foto Andrea Lasorte)

A raccontare le pagine delle vita di quel pioniere c’erano le divise giallo rosse della Marathon e i cartelloni con impresso il logo del sodalizio sportivo. E poi i labari dei bersaglieri, a ricordare l’impegno di Sterpin nella sezione di Trieste di cui era presidente onorario. Nessun riferimento invece in termini di striscioni o fotografie all’ultimo capitolo della sua vita, quello legato appunto a Liliana e alle indagini sulla morte di quella sua amica speciale. A testimoniare di quel capitolo era però la presenza di alcune figure legate proprio a Lilly: il fratello Sergio Resinovich, la cugina Silvia Radin, l’albergatrice Jasmina Zivkovic, entrata a sua volta nell’indagine per aver riferito della tensione tra i coniugi Visintin nel corso di alcune brevi vacanze nel suo hotel.

Mauro Vascotto: «Sterpin un grande, era uno di noi»

Riguardo proprio al procedimento giudiziario, l’avvocato Giuseppe Squitieri, che ha affiancato Sterpin negli ultimi due anni e che era presente ieri in via Costalunga, ha raccontato di sentirsi «addosso l’intendimento di Claudio, che voleva contribuire a consegnare una verità sul caso Resinovich». Squitieri ha poi spiegato come «Sterpin, a mio avviso, era quella che si definisce una persona danneggiata dal reato, soprattutto nel caso l’ipotesi di reato sia a carico del marito della povera Lilly. Se questa qualifica venisse riconosciuta in sede di eventuale udienza preliminare, quelli che legittimamente possono proseguire l’azione intrapresa sono gli eredi, quindi le figlie. Faremo una riunione per fare il punto della situazione, così poi potranno decidere. Io - precisa - resterò a loro disposizione».

Addio a Claudio Sterpin, uno dei protagonisti del caso Resinovich
Claudio Sterpin

Fra i tanti in fila per l’ultimo saluto, c’era anche un commosso Franco Bandelli, già patron della Bavisela, che con Sterpin condivideva la passione appunto per la corsa: «Per me è stato un maestro, ci siamo voluti bene e siamo stati vicini anche in questo ultimo periodo della sua vita. È stato per me un maestro, mi ha insegnato che bisogna sempre essere forti con i forti. Spero stia correndo tra le nuvole».

Folla accompagna in chiesa il feretro di Claudio Sterpin

A ricordare il morbin di Sterpin è stato Marco Vascotto, organizzatore della Olimpiade dele clanfe dove Claudio è stato più volte protagonista, sempre con tuffi acrobatici: «Aveva partecipato anche alla Rampigada Santa, era socio della nostra associazione, era partecipe e contribuiva a promuovere le nostre iniziative. Ha dato lustro alla città grazie alle sue imprese sportive e credo sia un esempio per tutti, visto che alla sua età si metteva sempre in gioco e l’anno scorso, a 85 anni, si è cimentato con un tuffo mortale all’indietro. Da triestino - conclude Vascotto - posso dire che Claudio, la sua tenacia, la sua determinazione ci

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