Furti di rame, smantellata banda rumena con ramificazioni anche nell'Isontino

Con l’arresto degli ultimi 5 componenti si è chiusa l’operazione “Oro rosso”, condotta anche dai carabinieri di Gradisca

GRADISCA. Smantellata la banda del rame e dei pannelli solari che, anche attraverso i valici isontini, ha immesso sul mercato nero merce rubata per oltre 1 milione di euro. C'è anche il decisivo apporto degli uomini della Compagnia carabinieri di Gradisca d'Isonzo, assieme ai colleghi di Cividale del Friuli, nella maxi-operazione che in questi mesi ha portato all'arresto di ben 21 cittadini rumeni: gli ultimi 5 della "banda" proprio in queste ore.

Sono a vario titolo ritenuti responsabili di furto aggravato, continuato e in concorso in Italia e ricettazione all’estero. I cittadini finiti nel mirino dei carabinieri sono accusati di aver messo a segno furti a danni di numerose aziende e parchi fotovoltaici del Friuli e del nord Italia. L’attività illecita è durata per mesi (dall’ottobre 2016 al marzo 2017), fino a quando non sono finiti al centro di due diverse indagini dei carabinieri (chiamate “Oro rosso” e “Sunraided2”). Nei confronti di 20 componenti il Gip del Tribunale di Udine ha emesso una misura di custodia cautelare in carcere, mentre per un soggetto è stato stabilito il divieto di espatrio con obbligo di firma.

I carabinieri di Gradisca e Cividale hanno operato anche all’estero in collaborazione con varie polizie europee. L'inchiesta si è conclusa proprio in queste ore con l’arresto degli ultimi cinque componenti della banda del rame: si tratta di Zorila Ispirante (47 anni) Florin Tarzan Ispilante (34) Stancu Ispilante (40) Marian Patrache (43) e Costel Ispilante (56). Due le organizzazioni che parallelamente agivano con modalità simili: una prediligeva i cavi di rame, l’altra i pannelli solari.

I componenti dei sodalizi arrivano in parte dal campo nomadi torinese di via Germagnano, in parte dalle città romene di Arad, Drobleta e Ilovat. Il bottino poche ore dopo il furto giungeva “a destinazione”: il rame in strutture compiacenti in provincia di Torino, mentre i pannelli in Romania attraverso i valichi di Gorizia e Trieste. Considerata la natura dei materiali, pesanti e voluminosi, in occasione di ogni colpo venivano utilizzati molti uomini (anche dodici) e diversi furgoni.

L’emergenza pannelli solari è scattata invece nell’ottobre 2016 quando dall’azienda agricola Moretti di Pavia di Udine è sparito un’ingente quantità di pannelli. Poi l’allevamento Bozzi di Povoletto, preso di mira due volte. E poi la “Ifim” di Udine, da dove vennero presi 58 cavi da 80 metri ciascuno per un “bottino” di circa 100 mila euro, la “Elettricità dai rifiuti urbani srl” di Premariacco (danno da 200 mila euro). E ancora la Emmeti di Corno di Rosazzo, l’allevamento avicolo Samero di via Cormonese, a Premariacco. Infine aziende e parchi fotovoltaici del nord Italia. In tutto gli investigatori hanno ricostruito 13 furti su commissione: un migliaio di pannelli destinati al mercato romeno per circa 500 mila euro e una settantina di tonnellate di rame per altri 500 mila euro.

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